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Morningstar via Yahoo! Finanza 31 Gennaio 2012
I fondi pensione sono fondi comuni d’investimento e quindi, in periodi di crisi, risentono del cattivo andamento del mercato. Non è quindi una sorpresa che il 2011 si sia chiuso con un netto distacco tra le performance medie dei fondi di previdenza complementare e la rivalutazione del Tfr. Unica (Xetra: NZ4.DE - notizie) categoria a restare a galla, risultato di tutto rispetto contando le turbolenze vissute durante l’anno passato, è quella dei fondi negoziali.
Nel dettaglio, i fondi negoziali hanno chiuso l’anno con una performance media pari allo 0,1% (grazie ad un balzo nel mese di dicembre), contro il -2,4% segnato dai fondi aperti e dal -5,7% medio registrato dai Pip (Piani individuali pensionistici) unit linked. Il Trattamento di fine rapporto, lasciato in azienda, invece, si è rivalutato nel 2011 del 3,5%. Ricordiamo che il Tfr si rivaluta annualmente dell’1,5% più il 75% del tasso d’inflazione annuale. A dirlo sono le consuete statistiche della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione.
Decisiva la scelta del comparto
Tuttavia, occorre notare come le diverse linee dei comparti abbiamo avuto dei comportamenti molto diversi. Così, si passa dal +1,7% medio delle linee obbligazionarie pure dei fondi negoziali al -8,8% delle linee azionarie dei Pip unit linked. In generale, si può affermare che i comparti azionari abbiano tutti segnato forti perdite, quelli bilanciati perdite più contenute e quelli obbligazionari abbiano chiuso in territorio positivo, se pur con rendimenti inferiori rispetto al Tfr.
Guardare sempre il lungo periodo
Quando si parla di fondi pensione, e ancora di più quando si parla di performance di fondi pensioni, occorre sempre sottolineare l’importanza di pensare nel lungo periodo. Un investimento previdenziale è di circa 30 anni. Il 2011 è andato male per i fondi pensione, mentre i due anni precedenti erano andati bene. Il 2008, dal canto suo, fu disastroso. Per questo, nella scelta di un fondo pensione, come per qualsiasi strumento d’investimento, occorre pensare all’orizzonte temporale e al grado di rischio che si può sopportare.
Adesioni ancora basse
Globalmente, il 2011 ha visto un incremento verso la previdenza complementare del 5,7%, arrivando così al 31 dicembre a circa 5,6 milioni di iscritti in Italia. In realtà, anche questo dato nasconde grosse differenze. I fondi negoziali, infatti, hanno perso nell’anno lo 0,8% degli iscritti; i comparti aperti hanno guadagnato il 3,8% di nuovi aderenti, mentre i Pip, nonostante i costi maggiori, hanno attirato quasi 300 mila nuovi iscritti, incrementando la quota del 25% (in gran parte grazie alla spinta delle reti distributive). Nel complesso, le adesioni restano ancora troppo basse, se si conta che ad oggi circa tre lavoratori su quattro non hanno nessuna forma di previdenza complementare.
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