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Shanghai, (TMNews) - 05 Gennaio 2012
La Cina ha deciso di aumentare il salario minimo in alcune città e province del Paese per contrastare la carenza di manodopera e far fronte alle crescenti proteste dei lavoratori. Nella città meridionale di Shenzhen, grande centro manifatturiero al confine con Hong Kong, il salario verrà aumentato del 14% a partire da febbraio, arrivando così a toccare i 1.500 yuan (185 euro), stando a quanto si legge in un comunicato del governo locale. A Pechino il salario è aumentato di quasi il 9% a partire dal 1 gennaio scorso, arrivando a 1.260 yuan (155 euro), mentre nella provincia sud-occidentale di Sichuan gli stipendi sono stati incrementati di almeno il 23%, secondo l'agenzia di stampa Xinhua. "La politica del governo si basa sui mutamenti del mercato", ha sottolineato Stephen Green, economista per la Cina della Standard Chartered Bank di Hong Kong. "Il mercato del lavoro cinese ha subito grossi cambiamenti negli ultimi tre-cinque anni - ha aggiunto - la mancanza di manodopera è diventata un fenomeno abbastanza comune". L'aumento dei salari è stato deciso anche dopo l'ondata di scioperi registrata nel Paese dal mese di novembre, con i lavoratori di diversi aziende che hanno incrociato le braccia per protestare contro i bassi stipendi e i tagli in busta paga decisi a fronte alla stagnazione dell'economia globale.
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