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Visualizza articolo: L’Italia, la politica e la catastrofe

Corriere dell'Irpinia 03 Gennaio 2012

E’ un bene che la politica e i sindacati si rivolgano al governo Monti, chiedendo, la prima, di fare la sua parte e, i secondi, di concertare le misure che incidono sui salari e i diritti dei lavoratori. L’Italia, infatti, è sempre più sull’orlo della catastrofe, ad un passo dai Paesi dai “Piigs”, quelli massimamente indebitati o Paesi “maiali”: la Grecia che è già in “default”, con il debito al 150%, il Portogallo e l’Irlanda. Quella che stiamo vivendo non è una fase di stagnazione o di recessione, ma di vera e propria depressione. Gli economisti, che fanno gli spiritosi a spese degli altri, la dicono così: la recessione è quando il tuo vicino perde il lavoro; la recessione è quando il lavoro lo perdi tu.
Vediamo in breve di che si tratta. Il Paese è sempre più stretto nelle spire di due crisi: una finanziaria e una economica, fra loro strettamente e perversamente intrecciate. La crisi finanziaria è di ben quattro tipi: 1) crisi del debito dello Stato che, secondo i dati della Banca d’Italia, a giugno del 2011, ammontava a 1901 miliardi di euro, pari al 122% del Prodotto Interno Lordo realizzato nel 2010. Non è vero - come Oscar Giannino ha dimostrato - che si tratta solo di un’eredità pessima della prima Repubblica: più del 60% dell’attuale debito pubblico è stato creato dalla Seconda Repubblica. Le cause? Corruzione e consenso elettorale. Un così enorme debito non solo genera tassi alti (il famigerato “spread”), ma fa sì che il mercato non si fidi di comprare buoni del Tesoro a lunga scadenza (5, 10 anni), per i quali chiede comunque tassi molto alti, ma solo o per lo più a breve (6 mesi, un anno). Il che significa interessi che aumentano a dismisura i debiti; 2) crisi bancaria: è di queste mesi la rivelazione che le maggiori banche italiane sono molto meno solide di quanto si credesse, avendo comprato titoli “tossici” (hanno dato soldi a chi non glieli ridà), tant’è che siamo al “credit crunch”, ovvero ad una assai scarsa disponibilità delle banche a dare i soldi all’economia italiana, mentre i tassi di interesse crescono.
Peraltro le banche temono che, da un momento all’altro, una crisi psicologica possa spingere i risparmiatori a chiedere la restituzione dei loro risparmi, la qualcosa provocherebbe molti “defaults” per insolvenza; 3) crisi dell’euro che si deprezza rispetto alle altre monete, ovvero dollaro, jen, sterlina, che per la verità manco se la passano bene. Per il momento, tra alti e bassi, l’euro regge ancora, ma se non c’è ripresa, che ne sarà? Alcuni vogliono un ritorno alla lira. Benissimo, sapendo però che una lira varrebbe mezzo marco. Ci conviene?; 4) crisi come inflazione: mentre i salari arretrano, l’inflazione a novembre dello scorso anno è salita al 3,3%. Il che significa che il Paese si impoverisce: produce poco e consuma meno di quello che produce.
La crisi finanziaria è in parte (giacché bisogna mettere nel conto le manovre speculative) un effetto della nostra drammatica crisi economica. Si tenga presente che la crescita dell’Italia, negli ultimi dieci anni (2000-2010) è stata solo del 6%, pari allo 0,28% annuo. Meno della metà della crescita modesta di Eurolandia, pari al 15%, dove solo la Germania vanta una “performance” di tutto rispetto. Per non parlare degli USA, che, pur non passandosela bene, sono cresciuti del 21%, mentre la Cina è cresciuta del 113%. In questa situazione di catastrofe, il Sud ha fatto, al solito, ancora peggio. Un solo dato di per sé indicativo: mentre il prodotto pro capite annuo nel Centro-Nord è di 29.869 euro, quello del Mezzogiorno è di 17.466 euro. Non meraviglia quindi che una famiglia meridionale su due (47,3%, per l’esattezza) sia povera, mentre due giovani su tre non hanno lavoro (a fronte del 30% del dato della disoccupazione giovanile nazionale). La stessa disoccupazione complessiva, che è salita a livello nazionale all’8,6%, al Sud ha raggiunto il 13,4%.
Certo che ci vuole la politica: quella pulita, intelligente, lungimirante, fatta da gente perbene. Ce n’è traccia da qualche parte?

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