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Brescia Oggi 19 Dicembre 2011
Sì al confronto ma non toccare l'articolo 18. La Cgil ribadisce una netta linea di confine dopo un invito a fare «discussioni intellettualmente oneste e aperte» lanciato dal ministro del Lavoro Elsa Fornero, che apre la strada verso la riforma del «mercato» del lavoro senza mettere sul tavolo alcuna «ricetta unica preocostituita» ma sostenendo anche che «non ci sono totem». Il ministro, che ha anche citato Luciano Lama («non voglio vincere contro mia figlia»), ha indicato gli spazi entro cui aprire un confronto rispondendo ad una domanda sulla posizione dei sindacati sull'articolo 18. Netti i commenti dei vertici della Cgil, rilanciati dal sindacato di Corso Italia su Twitter e Facebook: «La recessione porta con sé disoccupazione. Davvero, ministro Fornero, facilitare i licenziamenti aiuta ad assumere? Suvvia...»; «Caro ministro Fornero, a noi è molto caro Luciano Lama; a lei sia più caro John Maynard Keynes».
È ferma, la posizione della Cgil. La sottolinea il segretario confederale Fulvio Fammoni che ha la delega sul mercato del lavoro: «La Cgil fa sempre discussioni intellettualmente aperte, ma nessuno può chiedere che il merito non sia dirimente. Se tutte le volte si parla dell'articolo 18 è chiara la direzione verso cui si vuole andare, e non è un merito condivisibile». L'articolo 18 «era l'ossessione del precedente ministro del Lavoro che ha impedito qualsiasi vera riforma. Non possiamo trovarci nella stessa situazione». Per il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, non dovrà esserci «l'aut aut» che c'è stato sulla manovra: i sindacati - dice - non vanno esclusi dal confronto. «Se si comincia dall'articolo 18, la riforma parte già con il piede sbagliato», dice il segretario dell'Ugl Giovanni Centrella.
La Fornero dice basta ai contratti da precari, ma anche a ciò che chiama il «solito segmento iperprotetto», indicando la strada di un contratto unico che, dall'ingresso al lavoro a fine carriera, riconosca il diverso apporto alla produttività che può dare il lavoratore; più basso, e perciò meno retribuito, all'inizio della vita professionale e in età tarda. Non è questa la soluzione, dice la Cgil: «Cominci col ridurre a poche unità le 46 forme di precariato esistenti», è il commento su Twitter. E Fulvio Fammoni spiega: «Un contratto formativo di ingresso per i giovani già esiste: è l'apprendistato riformato che dura solo tre anni ma che è cannibalizzato dai falsi stage, i tirocini, i contratti di collaborazione, le partite Iva, i voucher, i contratti a chiamata». Se si vuole combattere la precarietà di oltre tre milioni di lavoratori «occorre cancellare le forme di lavoro precario; e facendo costare di più il lavoro precario di quello a tempo indeterminato, cosa che non è stata fatta nella manovra. E occorre garantire uguale salario per uguale lavoro».
Dal fronte politico, Fini giudica «estremamente coraggiosa» la posizione di Elsa Fornero. Per il centrista Casini, «pone questioni colpevolmente eluse da tutte le consorterie». Dall'Idv, Di Pietro chiede al governo di non gettare benzina sul fuoco. Dal Pd, il responsabile per il lavoro Stefano Fassina precisa: «L'articolo 18 non c'entra con la precarietà dei giovani e con la crescita dell'economia».
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