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La Repubblica 19 Dicembre 2011
BRUXELLES - Le "prospettive economiche" nell'Eurozona "sono soggette ad alta incertezza" e l'inflazione resterà sopra il 2% ancora per alcuni mesi, ma sulla forza e l'irreversibilità dell'euro "nessun dubbio". A parlare è il presidente della Bce, Mario Draghi, nel corso di un'audizione davanti alla Commissione affari economici e monetari del Parlamento europeo. Draghi ha lanciato l'allarme sul fatto che ''se la Francia perderà la sua tripla A anche altri Paesi subiranno un downgrade'', e ci saranno ripercussioni anche sul Fondo salva-stati Efsf: ''Sarebbe
stato meglio avere un Efsf rafforzato e poi procedere alle ricapitalizzazioni delle banche, la sequenza giusta è
andata fuori ordine, ma adesso non c'è alternativa alle ricapitalizzazioni''. Intanto, secondo fonti di stampa inglesi, la Gran Bretagna si sarebbe opposta a dare - al Fondo monetario internazionale - i contributi destinati al salvataggio dell'eurozona. Londra, insomma, non verserà i 30 miliardi previsti. Nel vertice Ue dell'8 e 9 dicembre - lo ricordiamo - era stato deciso di garantire al Fmi risorse aggiuntive pari a 200 miliardi di euro proprio per consolidare la moneta unica. I ministri delle finanze dell'Ue, riuniti in teleconferenza, hanno già deciso di correre ai ripari: il fondo scenderà a 150 miliardi di euro.
Liquidità e banche. Se il 2011 è stato un anno difficile per le banche, lo stesso - secondo Draghi - avverrà nel 2012: "Le banche stanno sperimentando un'elevata ristrettezza sui canali di finanziamento, è stato un anno difficile e vogliamo evitare una severa restrizione del credito che può indurre a un rallentamento ulteriore dell'economia arrivando alla recessione". Quello che "vogliamo evitare" con le misure sulle liquidità decise la scorsa settimana è una eventuale "grave restrizione" sull'erogazione di credito "che potrebbe peggiorare ulteriormente l'indebolimento della crescita economica", ha detto il presidente. ''Stiamo facendo del nostro meglio - ha aggiunto - per evitare un 'credit crunch' (o restrizione del credito, ndr) che potrebbe generarsi dalla mancanza di liquidità. Non sappiamo quanti Bond sovrani compreranno le banche" in seguito alla 'facilty' di liquidità della Bce, ma "è importante che le banche prendano decisioni autonome sulla base delle loro strategie di investimento" e riattivino il circuito di credito a imprese e famiglie. Poi l'ex governatore di Bankitalia lancia un messaggio tranquillizzante: assicura che l'autorità bancaria europea (Eba), nel prossimo stress test ''non ripeterà l'esercizio con il 'back to market'' e che quindi che ''le banche potranno procedere alla ricapitalizzazione'', giudicata ''inevitabile'', ma ''senza l'incubo dello stress test tra 4-5 o 6 mesi''.
Sicuro della forza dell'euro. "Non ho dubbi di sorta sulla forza e sull'irreversibilità dell'euro - ha detto Draghi, secondo il quale sono elevati i costi delle "elucubrazioni" sulla fine dell'Euro: "penso che sia necessaria un'analisi dell'enorme costo che elucubrazioni di questo tipo comportano", ha detto riferendosi alla sua intervista al Financial Times, intitolata "Draghi mette in guardia sui pericoli di una rottura dell'Euro", il presidente Bce ha osservato che "il titolo non l'ho scelto io, ma il giornale". "Per ripristinare la fiducia dobbiamo avere fiducia nell'Eurozona, nei suoi partecipanti, e anche i cittadini devono avere fiducia nei loro governanti".
Dalla Bce nessun prestito di denaro. Ancora una volta il presidente della Bce respinge le ipotesi che l'istituzione monetaria possa mettersi a finanziare i debiti pubblici dei Paesi dell'area euro, acquistando massicciamente titoli di Stato. I trattati costitutivi dell'Unione europea dicono "molto chiaramente quale sia il nostro compito: garantire la stabilità dei prezzi e ci vieta di finanziare i debiti pubblici". Assumere "qualunque comportamento che violasse i trattati europei danneggerebbe la credibilità della nostra istituzione", ha affermato Fraghi. "Non penso che farebbe bene a mercati".
Mandato Bce più limitato di Fed. Il mandato della Bce ''è molto più limitato'' di quello della Federal reserve statunitense, ha tenuto a precisare Draghi, ricordando che se le due banche centrali hanno in comune l'obiettivo della stabilità dei prezzi, quella americana ha quello di stimolare la ''crescita''.
Interventi su Bond non eterni. Mario Draghi, poi, ha spiegato che ''non c'è un limite'' all'acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario per favorire la trasmissione delle decisioni di politica monetaria. Tuttavia ''il programma non è eterno e non è infinito''.
Eurobond positivi solo con unione fiscale. Gli Eurobond "potrebbero avere senso" se ci fosse una Unione a livello di bilanci tra paesi dell'area valutaria, ha affermato il presidente della Banca centrale
europea, Mario Draghi: "Ma che senso avrebbero gli Eurobond se i Paesi avessero contemporaneamente queste emissioni comuni e emissioni non comuni, e in più se spendessero separatamente". "Più i Paesi
dell'area euro sono separati tra loro meno sarebbero i benefici degli eurobond", ha proseguito
Spread mai più a livelli pre-crisi. "Non torenremo a vedere gli spread" sui livelli precedenti la crisi, ha indicato il presidente della Bce, sottolineando che dalla nascita dell'euro fino alla crisi finanziaria del 2007-2008 con il crac Lehman Brothers "i mercati hanno sottovalutato il rischio". Sin dall'avvio dell'euro tra i paesi della moneta unica c'erano consistenti differenze in termini di crescita e competitività e di rigore dei conti pubblici. Oggi probabilmente "i mercati stanno sopravalutando il rischio" ha detto Draghi aggiungendo però che il "messaggio che arriva dagli spread è positivo perché stimola i governi a fare quegli interventi necessari per i conti pubblici e la crescita".
No a importanza eccessiva a rating. ''In termini generali non si dovrebbe dare un'importanza eccessiva ai rating delle agenzie'', ha detto Mario Draghi riferendosi alla tematica complessiva del peso delle valutazioni delle agenzie di rating nella legislazione e nelle pratiche di mercato. ''Non possono sostituire le valutazioni interne delle istituzioni finanziarie e degli altri investitori''. Occorre evitare di fondarsi ''meccanicamente, automaticamente'' sui rating esterni e comunque serve "un robusto quadro normativo" sulle agenzie di rating, dato che queste hanno "un impatto diretto sul funzionamento dei mercati e dell'economia in generale".
Manovra, se si alzano solo tasse c'è rischio recessione. Non c'è per forza una rapporto di effetti negativi diretti tra l'austerità di bilancio e la crescita economica, perché se da un lato queste misure possono tendere a deprimere la crescita dall'altro rilanciando la fiducia possono anche favorire un rafforzamento dell'attività. Tuttavia se nelle manovre di bilancio "si alzano le tasse e basta, non solo rischi di avere un effetto di contrazione sul lungo termine, ma rischi anche di avere recessione nel medio termine", ha affermato il presidente. Precedentemente, in più occasione la Bce ha ripetuto che le manovre di risanamento dei conti pubblici devono concentrarsi preferibilmente e prevalentemente sulle riduzioni della spesa pubblica.
Inflazione prevista in calo. La Banca centrale europea si attende pressioni "modeste" su prezzi e salari, e pur prevedendo una inflazione media dell'area euro sopra il 2% ancora per un certo periodo, successivamente si attende che scenda "al di sotto di tale livello". A inizio dicembre la Bce ha ulteriormente abbassato i tassi di interesse dell'area euro, riportandoli all'1% che è il minimo storico dei circa 12 anni di vita della valuta Ue.
Pensioni, più interventi contro squilibri. "Penso che bisogna fare di più sul ribilanciamento degli squilibri inter generazionali" sui sistemi pensionistici dei paesi europei, ha affermato poi il presidente della Banca centrale europea.
Anche a Usa servono riforme. "Non mi sognerei mai di dire che gli Stati Uniti non hanno bisogno di riforme strutturali", ha detto il presidente della Bce, affermando che gli Usa "ne avrebbero bisogno di moltissimi settori" ed accennando, a titolo d'esempio, al fatto che "il mercato del lavoro è anche troppo flessibile", flessibilità che crea "incertezza".
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