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Visualizza articolo: Frontalieri, tagli ai salari e più ore di lavoro

La provincia di Sondrio 29 Novembre 2011

CHIAVENNA - Il lavoro è lo stesso dello scorso anno. La busta paga, invece, è più bassa. È una situazione sempre più ricorrente, secondo la denuncia dei sindacati, quella della riduzione delle retribuzioni dei lavoratori frontalieri. La conferma arriva da Claudio Pozzetti, responsabile nazionale della Cgil frontalieri.

«Questa situazione si presenta con due fenomeni differenti - spiega il sindacalista che, da decenni, partecipa alle assemblee dei frontalieri di Chiavenna e Grosio -. In una parte dei casi la paga viene ridotta rispetto alla stagione precedente dal datore di lavoro. In altre realtà il salario rimane invariato, ma viene richiesto un numero di ore di lavoro superiore. In entrambi i casi, si tratta di un atteggiamento che non possiamo tollerare». Le dinamiche sono complicate e, per usare un eufemismo, poco nobili. A volte sono stati resi noti casi di salari formalmente pagati per intero, ma successivamente decurtati di diverse centinaia di euro. In altri casi la retribuzione è inferiore dal primo giorno di lavoro.

«Si tratta di fenomeni diffusi, segnalati dai lavoratori alle organizzazioni sindacali italiane e svizzere. Sulla base delle comunicazioni raccolte negli ultimi mesi, diversi imprenditori ci provano in tutti i modi. Spesso agiscono sottobanco, facendo anche cose turche. A volte quando il salario rimane invariato si registrano aumenti nel numero di ore di lavoro. Anche in questo caso c'è una situazione insostenibile».

Per i lavoratori secondo Pozzetti c'è un vero e proprio ricatto. «O accetti o rimani a casa. E in questo periodo è un rischio che pochissimi frontalieri si possono permettere di correre. Chiaramente tutte queste modifiche non sono precedute da accordi sindacali. In diversi cantoni, a cominciare dal Ticino, si sono registrate denunce alle autorità». Per quanto riguarda i settori all'interno dei quali si sono diffuse queste dinamiche, la Cgil rileva che si è assistito al taglio dei salari in edilizia e nelle fabbriche, ma anche nel terziario, a cominciare dai negozi e dalle aziende del comparto turistico. Anche le aziende oneste pagano le conseguenze di questa situazione. «Siamo convinti che si tratti di concorrenza sleale per le imprese che operano correttamente, visto che devono fare i conti con ditte che abbassano i costi in maniera irregolare».

Intanto il sindacato Unia ha preso posizione a proposito del comparto metalmeccanico e più in generale del manifatturiero. Nel secondo trimestre del 2011 la produzione e il fatturato dell'industria svizzera sono aumentate del 2,3 e del 3,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Gli ordini in portafoglio sono migliorati del 10,1% e l'afflusso di commesse del 2,6%. Eppure - sottolineano da Unia - non passa giorno senza che qualche impresa si lamenti del franco forte e decida provvedimenti che penalizzano le maestranze. «È uno scandalo che ci siano aziende che fanno lavorare gratis i loro dipendenti o che tagliano i salari anche se registrano utili, aumentano i bonus dei manager e pagano dividendi agli azionisti», afferma il responsabile del settore Corrado Pardini.

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