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Visualizza articolo: Si riparte dalla flessibilità e i «nuovi» licenziamenti

Il Sole 24 Ore 16 Novembre 2011

Troppe rigidità in uscita, una flessibilità che raggiunge il limite del precariato per chi entra nel mercato del lavoro. È questo il problema che dovranno affrontare il presidente del Consiglio incaricato, Mario Monti, e il nuovo ministro del Welfare.
Si tratta di quel 'dualismo' denunciato dalla Banca d'Italia, come ha detto l'ex governatore Mario Draghi, ora al vertice dell'Eurotower, rimarcato anche dalle istituzioni europee, sia la Bce che il Consiglio Ue: il mercato del lavoro italiano è ingessato, chi ha un lavoro è troppo protetto e le difficoltà che le imprese incontrano nei licenziamenti ingessano il mercato del lavoro, rendendo le assunzioni dei giovani difficili e spesso precarie.

Serve una riforma: lontana dallo slogan ideologico dei licenziamenti facili, ma che affronti il problema, mettendo sul tavolo anche una revisione del sistema di protezione per chi perde il lavoro.
Sfida non facile per chi prenderà il posto di Maurizio Sacconi, che si ritroverà a fare i conti con il totem dell'articolo 18. È proprio su questi argomenti che durante l'estate si è surriscaldato il clima sociale. Ed è durato poco l'effetto di ritrovata unità sindacale con la firma dell'accordo del 28 giugno su rappresentanza e contrattazione aziendale, siglato da Confindustria e sindacati, Cgil compresa (dopo un lungo periodo di accordi separati), protocollo in cui si prevedevano intese modificative in azienda rispetto ai contratti nazionali e veniva stabilito che gli accordi firmati a maggioranza valgono per tutti.

A dividere di nuovo il sindacato, l'articolo 8 della manovra economica varata ad agosto, in cui si stabilisce l'erga omnes dei contratti aziendali per legge e la possibilità per le parti, previo accordo, di derogare anche rispetto a leggi esistenti, comprese quelle sui licenziamenti e quindi l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Su questo specifico punto i sindacati sono d'accordo: hanno dichiarato che non lo applicheranno. Sul resto, sono divisi: per la Cgil l'articolo 8 è da abrogare, Cisl e Uil lo condividono.
Questo sarà il punto da cui il futuro ministro dovrà ripartire. Per attuare le indicazioni dell'Europa e mettere mano al mercato del lavoro, licenziamenti compresi.
Primo traguardo sarà portare tutti al tavolo: la Cgil all'ex ministro Sacconi, che aveva preannunciato una convocazione delle parti sociali, aveva già detto che non sarebbe andata. Per Confindustria, invece, come ha ripetuto lunedì la presidente, Emma Marcegaglia, agli Stati generali della Lombardia, il tema va affrontato, senza riserve ideologiche, parlando di flessibilità in uscita, in entrata e di ammortizzatori sociali. Bisognerà vedere se il clima di emergenza nazionale, gli appelli che arrivano dal Quirinale su senso di responsabilità di tutti, quindi partiti e anche parti sociali, faranno mettere da parte veti e battaglie di principio. Avviando la discussione e arrivando al traguardo.

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