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Panorama on line 13 Ottobre 2011
Risanamento dei conti pubblici con qualche manovra di bilancio correttiva, moderazione dei salari e riforme strutturali dell’economia condite da una buona dose di liberalizzazioni degli ordini professionali e privatizzazioni. Nell’ultimo bollettino mensile pubblicato oggi, la Banca centrale europea (Bce) ha dettato un’ agenda molto fitta ai Governi dei paesi di Eurolandia. Secondo le autorità monetarie di Francoforte, infatti, nella seconda parte dell’anno la crescita del pil nell’Unione Monetaria «dovrebbe risultare molto moderata», a causa di alcuni fattori che remano contro come il calo della domanda mondiale, il peggioramento della fiducia dei consumatori e delle imprese, oltre alle difficoltà del sistema creditizio, causate dalla crisi dei debiti sovrani.
Nel frattempo, anche l’inflazione rimarrà abbastanza elevata nella seconda parte dell’anno, cioè ben sopra il 2%, a causa dei rincari delle materie prime. Nel medio periodo, però, il costo della vita dovrebbe imboccare nuovamente un trend al ribasso, stabilizzandosi attorno alla soglia dei 2 punti percentuali.
La Bce ha ribadito comunque di essere vigile sull’aumento dei prezzi, rinviando invece ai governi l’onere di mettere in atto misure strutturali per stimolare la crescita economica e per tenere a posto i conti pubblici.
In particolare, i paesi di Eurolandia più vulnerabili dovranno prepararsi a nuove manovre straordinarie, nel caso in cui sui mercati si dovessero verificarsi nuove turbolenze. Il riferimento all’Italia sembra abbastanza esplicito visto che, sempre nel bollettino, la Banca Centrale sottolinea anche come lo spread tra Btp e Bund, cioè il differenziale di rendimento tra titoli di stato italiani e tedeschi, sia ritornato nelle ultime settimane vicino ai livelli di agosto.
In questo contesto, secondo la Bce sono appunto essenziali alcune riforme significative, per accrescere la concorrenza e la produttività del sistema economico: ad esempio la privatizzazione di alcuni servizi che, in questo momento, sono ancora erogati dal settore pubblico o le liberalizzazioni degli ordini professionali e del mercato del lavoro.
In particolare, secondo la Bce bisognerebbe rimuovere alcuni elementi di rigidità dei salari, eliminando dei meccanismi di indicizzazione automatica e favorendo gli accordi a livello di singola impresa. Un programma ambizioso che, con le tensioni sociali esistenti in Europa, non è certamente facile da attuare.
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