|
L'Aquila, 31 ago 2011
- Una crisi profonda di cui non si vede la fine e una classe politica incapace di intervenire. Il partito dei Comunisti italiani-Federazione della sinistra attacca la «politica assente».
«La settimana scorsa mi trovavo a Civitaretenga - racconta il responsabile organizzativo, Angelo Ludovici - e ho incontrato una signora di 79 anni con cui ho parlato della crisi economica. La signora mi ha detto: “Certo che la situazione economica va proprio male; come facciamo?”. Io feci un cenno di assenso e le chiesi se ricordava una situazione simile e lei di rimando, facendo uno sforzo di memoria, mi ha risposto: ” Nel dopoguerra, ero ragazzina, ma ricordo…”. Questa piccola testimonianza per valutare il dibattito in corso sulle colonne dei giornali sulla situazione economica e le scelte da fare. La percezione è di una crisi profonda di cui non si conosce né l’inizio né la fine. Averla esorcizzata in questi anni di governo di centro destra ha reso la gente meno pronta ad affrontarla e quindi disarmata da tutti i punti di vista».
«Il presidente della Regione Abruzzo - continua Ludovici - ad esempio, sempre in linea con la politica governativa, gioca a fare il papà, il commissario e mai il presidente. Nelle sue lunghe interviste, tra una bugia e l’altra, parla di tutto e di niente e non affronta mai la realtà per quello che è, sfugge agli impegni precisi che gli competono. Non si può dimenticare la sua infelice affermazione rilasciata al n. 9/2009 della Rivista “Abruzzo è Appennino”: "Dobbiamo puntare tutto sui beni immateriali, gli unici durevoli nel tempo, perchè investire in manodopera è anacronistico…”.
Bisogna prendere atto che da quella data - aggiunge l'esponente del Partiuto comusta italiano - non ha più parlato di simili idiozie ideologiche, ma le risposte che vengono date sul piano economico certamente non porteranno lontano la nostra Regione. È da un mese esatto che si parla dei fondi Fas e ogni giorno cambia lo scenario. Su questa importante partita, sottovalutata da tutti all’inizio, si sono ricollocate tutte le forze politiche e sindacali.
Il dibattito sui fondi Fas e sugli investimenti per le infrastrutture ha fatto sì che ci si dividesse se l’Abruzzo dovesse essere inserito nel Sud o no oppure se investire i Fondi FAS in poche scelte infrastrutturali o a pioggia su tanti obiettivi. Sicuramente molti, ma soprattutto una certa sinistra, vorrebbe riagganciare la nostra Regione al Sud per rientrare nell’obiettivo 1 e quindi riavere investimenti a pioggia. Già Del Turco d’altronde, iniziò una campagna di questo tipo più per ragioni politiche che economiche. Ma oggi, la natura stessa della Regione e le sue aspirazioni sicuramente non la collocano né con il Sud né “come regione traino, nel meridione…” come affermava trionfalmente il Presidente Chiodi qualche giorno prima della tegola sui fondi Fas.
L’Abruzzo ha le sue peculiarità ma se si vuole guardare avanti con più ottimismo non può essere questa la discussione per superare la fase di crisi strutturale che la attraversa. I modelli economici, se esistono, sono un elemento a cui fare riferimento ed il Sud proprio non può essere un esempio da tener presente per delineare politiche di sviluppo e di coesione sociale. Il centro sinistra, esclusa la breve parentesi Del Turco, guardava con attenzione al Centro Italia, delineava politiche di sviluppo ed infrastrutture integrate con queste Regioni, valutava gli aspetti positivi e li faceva propri. Oggi, il dibattito è molto vago, nessuno riesce o vuole proporre scelte su cui sviluppare politiche economiche adeguate a superare questa brutta fase. Abbiamo zone in cui la crisi ha toccato il fondo e le risposte sono solo di carattere monetarista. Sarebbe interessante, ad esempio, capire, cosa si propone alle piccole aziende della Val Vibrata per ricollocarsi in modo innovativo e dinamico sul mercato. Cosa si propone alla Valle Peligna dove la crisi è ormai profonda e sono crollati i rapporti tra grande e piccola impresa. Insomma, non deduzioni personali più o meno geniali ma analisi oggettive con i piedi per terra ma che guardino veramente al futuro».
|