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Roma, (TMNews) 31 Agosto 2011
- Nel 2010 il deficit corrente bielorusso è arrivato al 16% del Pil dopo che il governo ha aumentato salari pubblici e pensioni in vista delle elezioni presidenziali di dicembre scorso, che hanno confermato Lukashenko al potere, con un voto non trasparente che ha provocato forti proteste. Le riserve in oro e valuta estera sono scese del 22% nell'anno ad agosto ad appena 4,2 miliardi di dollari. Da gennaio la banca centrale ha alzato il tasso di di riferimento di 16,5 punti: ieri l'ultimo aumento dei tassi, al 27% dal 22%, effettivo da domani.
La Bielorussia a giugno ha ottenuto un prestito da tre miliardi di dollari dall'Eurasec, la comunità economica delle repubbliche ex sovietiche guidata da Mosca. Ma Lukashenko ha ammesso che un prestito del Fmi, richiesto da Minsk, potrebbe essere bloccato da Usa e Ue, che hanno imposto sanzioni per la repressione delle opposizioni. Tra gli asset che potrebbero essere mesi in vendita per far cassa il colosso dei fertilizzanti Belaruskali e la fabbrica automolistica Belarusian Automobile Plant.
Minsk ha calmierato i prezzi dei prodotti alimentari di base, quali pane e latte, per spegnere il malcontento. Le proteste dopo l'aumento del 30% della benzina il 7 giugno hanno provocato un'ondata di arresti e convinto Lukashenko ad annullare il provvedimento. A giugno il governo ha proibito ai privati di portare fuori dal paese beni di consumo quali elettrodomestici, cibo e benzina. Gli acquirenti russi però, incoraggiati dall'eliminazione delle dogane il 1 luglio nel quadro dell'Unione doganale, hanno aggirato i divieti, facendo salire i prezzi. "I negozianti privati vanno dai gestori dei negozi pubblici, comprano la carne e la vedono a qualche passo di distanza a prezzi molto più alti" ha detto il vice ministro dell'Agricoltura Vasily Pavlovsky.
Il cambio ufficiale è di 5.061 rubli per dollaro, ma sul mercato nero il biglietto verde è arrivato a quasi diecimila rubli. Ieri era a 8.842 rubli.
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