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il capoluogo 16 Luglio 2011
Pescara - L'Unione sindacale di base (Usb) d'Abruzzo aderisce allo sciopero generale del pubblico impiego, organizzato dal sindacato nazionale, nelle ultime due ore di ogni turno di lavoro di oggi, per protestare contro la manovra economica, la riforma delle pensioni e l'accordo tra Confindustria e sindacati.
In particolare l'Usb sottolinea come la manovra preveda «il blocco delle assunzioni e il blocco della proroga dei contratti dei lavoratori precari che rischiano così il licenziamento, il congelamento degli stipendi fino al 2014, la proroga del blocco dei contratti e previsione della sola vacanza contrattuale fino al 2017, le visite fiscali dal primo giorno di malattia, i tagli ai trasferimenti alle regioni ed enti locali per sanità e servizi sociali, la previsione di introduzione o innalzamento dei ticket sanitari, l'indicizzazione ridotta o azzerata delle pensioni superiori a 1428 euro lordi e l'anticipo al 2014 dell'aumento dell'età pensionabile di tre mesi e successivi aumenti ogni due anni». «Nessuna norma invece - sottolinea il sindacato - per frenare la corruzione, che ci costa 60 miliardi l'anno, niente neanche contro gli evasori, che contribuiscono per 120 miliardi l'anno al deficit e per i quali invece è previsto un nuovo condono, la manovra è tutta tesa all'utilizzo del 'Bancomat pubblico impiego' operando in questo modo la destrutturazione del servizio pubblico che cade come un macigno sulle spalle delle classi meno abbienti e sui dipendenti pubblici».
L'Usb, inoltre, protesta contro l'accordo tra Confidustria, Cgil, Cisl e Uil, che porterà allo «smantellamento del Contratto Nazionale, al monopolio della rappresentatività ai soli sindacati complici, all'impossibilità per i lavoratori di decidere sulle questioni che li riguardano e alla sostituzione delle Rsu elette dai lavoratori con le Rsa nominate dalle burocrazie sindacali».
PENSIONATI AUTONOMI E MANOVRA FINANZIARIA: NO ALLA STANGATA - Anche i pensionati del lavoro autonomo abruzzese prostano contro la manovra economica varata dal governo e in corso di approvazione nei due rami del Parlamento. «Siamo consapevoli e pronti ad accettare i sacrifici che gli impegni assunti in sede europea ed il rigore dei conti pubblici impongono al nostro Paese, a condizione però che gli stessi siano equamente ripartiti e tengano nella dovuta considerazione la situazione dei pensionati e delle classi sociali più deboli» affermano i pensionati del Cupla, il Coordinamento unitario dei pensionati del lavoro autonomo costituito dalle associazioni e dai sindacati dei pensionati di Confartigianato, Cna, Casartigiani, Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Confcommercio e Confesercenti.
«Accogliendo l'invito del presidente della Repubblica alla coesione, alla rapidità delle decisioni ed al dialogo tra le forze politiche e sociali - proseguono - condividiamo l'obiettivo di giungere alla definitiva approvazione della manovra entro pochi giorni, ma ribadiamo nello stesso tempo l'assoluta necessità di rivedere alcune misure che rischiano di aggravare ulteriormente la già difficile situazione in cui versano le fasce deboli della popolazione, cioè gli anziani ed i pensionati».
A giudizio del Cupla, «occorre attenuare significativamente il progettato sistema di blocco della scala mobile sulle pensioni, prevedendo in particolare soglie di operatività più elevate e ripensare gli annunciati tagli e ticket sulla sanità e sull'assistenza. Al contrario, va operare un taglio ai costi della politica più deciso ed incisivo per reperire le risorse necessarie a garantire al Paese un modello di Welfare più sostenibile ed inclusivo». «Il potere d'acquisto delle pensioni - conclude il Cupla - è diminuito del 30% negli ultimi dieci anni e i fondi delle politiche sociali sono stati ridotti del 76% negli ultimi tre. L'azzeramento nel 2011 del fondo per la non autosufficienza, il taglio al numero dei posti letto e le giornate di degenza in ospedale, sono solo alcuni degli elementi che tracciano una situazione gia' fortemente critica per anziani e pensionati sulla quale va richiamata l'attenzione del governo e del Parlamento affinchè non sia ulteriormente ed ingiustamente aggravata».
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