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La Gazzetta del Mezzogiorno 16 luglio 2011
Contro la manovra del governo, contro i tagli dei salari e delle pensioni e la difesa dei redditi dei lavoratori ci è rimasta soltanto la Cgil. E l’ultimo baluardo sono loro, i pensionati: senza questa nuova generazione di «indignati» che non riescono a fare la faccia feroce, ma ingrossano regolarmente le file del sindacato (oltre la metà degli iscritti) chissà quanto sarebbero numerose oggi le piazze e i cortei delle manifestazioni di lotta, come si diceva un tempo.
Ieri mattina, davanti alla Prefettura, c’erano soprattutto pensionati a scandire slogan e ad alzare i vessili del sindacato sotto il sole cocente della canicola foggiana e nella pressocchè indifferenza dei passanti: neanche il traffico è stato necessario bloccare davanti al palazzo del governo, per contenerli tutti.
Il segretario dei pensionati Cgil in Capitanata, Giovanni Novelli, di ritorno da Roma dove ha partecipato a un’analoga protesta davanti a Palazzo Chigi, commenta così: «Siamo rimasti soltanto noi? Ma noi siamo il terminale di una catena che contribuiamo a tenere unita, perchè molti giovani senza i redditi dei loro genitori oggi non saprebbero come vivere. Prenda me: io ho un figlio all’università e un’altra che sta facendo un master, cerchiamo di tenerci a galla con le nostre forze ma a furia di ridimensionare le entrate di stipendi già miseri non so quanto le famiglie potranno ancora reggere».
E' un cerchio che si chiude: i giovani senza lavoro che annaspano e cercano di capire come andrà a finire, i pensionati con redditi anche di 400 euro ridotti a una vita grama. «Conosco tanta gente che ha ridotto le proprie pretese di vita - dice Novelli - e che considera un lusso anche andare a fare la spesa al supermercato. Adesso con questa manovra aumenteranno ancora le tasse universitarie, diminuirà il valore delle pensioni e dei salari. Il quadro è questo e la Cgil è rimasta l'unica a testimoniare come a queste persone vada assegnata dignità di rappresentanza. I pensionati vivono nel presente e nel futuro, sono state penalizzate anche pensioni più basse: di questo passo non so dove arriveremo».
La segretaria generale della Cgil, Mara De Felici, durante un sit-in ha consegnato un documento al prefetto Nunziante in cui si sottolinea, fra l’altro, la «situazione aggravata dal marasma politico» e i rischi per il Governo «che sta consegnando il Paese (in cui è cresciuto il debito pubblico, è esploso il disavanzo commerciale e si è persa più del 4% della ricchezza nazionale) alla speculazione finanziaria». «La manovra - scrive ancora la Cgil - si presenta come l’ennesimo provvedimento che non sostiene l’occupazione, contro la crescita perché si riducono gli investimenti e si rinuncia a qualunque stimolo della domanda e manca qualunque elemento di riforma strutturale del sistema-paese e, in particolare, del sistema economico-produttivo in funzione di una maggior competitività, produttività e crescita potenziale del PIL».
Alla protesta si uniscono anche i sindacati della sicurezza, della difesa e del soccorso pubblico. I segretari provinciali dei sindacati di Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Corpo forestale dello Stato denunciano il «disastro» che «vede le Volanti, le Gazzelle ed i mezzi di soccorso per il controllo del territorio ridursi sempre di più perché non ci sono i fondi per aggiustare le macchine rotte e per pagare la benzina». Le sigle temono uno «uno scenario apocalittico in cui, a breve, quando i cittadini chiameranno il 113 (polizia), il 112 (carabinieri), il 117 (guardia di finanza) o il 115 (vigili del fuoco) avranno come risposta che si è impossibilitati ad intervenire».
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