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I-dome.com 11 Luglio 2011
Dal licenziamento di Paula, una ragazza di 21 anni della Virginia Occidentale licenziata per aver pubblicato su Facebook le foto della festa di Natale della sua azienda, alla madre single licenziata per aver detto di lavorare troppo e di aver trascurato la figlia, a Jennifer, che su Facebook ha creato un personaggio immaginario che si muove su un'isola di fantasia per criticare il suo capo, sperando di non essere scoperta. Tutti (e molti altri) sono membri del gruppo “Fired by Facebook”. Fondato da Travis Megale il gruppo mette insieme le storie di chi ha avuto dei guai sul lavoro a causa del più conosciuto Social Network al mondo.
I dati derivanti dalle esperienze dirette riscontrabili dal gruppo sono avvalorati, poi, nella sostanza, dalla ricerca di Proofpoint che ha intervistato una serie di aziende al fine di identificare quale fosse l’incidenza del “Faccialibro” nelle relazioni lavorative di ciascuno. Secondo lo studio dell'americana Proofpoint, l'8% delle società intervistate dichiara apertamente di aver licenziato dei dipendenti per colpa di Facebook e il 17% di aver effettuato dei richiami disciplinari per lo stesso motivo. In particolare pare che le aziende siano risultate più sensibili a che venissero effettuate delle critiche rispetto ai superiori o al proprio lavoro. Si tratterebbe nei fatti di una violazione della reputazione aziendale che può, nei casi più gravi, costare il licenziamento.
Anche in Italia, sempre più spesso, le aziende divulgano disciplinari interni con le indicazioni per usare correttamente internet e i social network sui luoghi di lavoro. Si deve difatti tener presente che Facebook è un’arma di comunicazione fin troppo potente che potrebbe far passare facilmente un messaggio denigratorio tra i dipendenti di tutto il mondo, costringendo le aziende a prendere misure di prevenzione. A Mediaset i lavoratori, insieme alla busta paga, hanno trovato un'informativa su come usare correttamente la posta elettronica aziendale e i programmi del pc. Il timore delle aziende è confermato dal fatto che sulla base dei dati analizzati oltre il 50% di esse blocca l'accesso a Facebook sui luoghi di lavoro. Linee restrittive in riga con le ultime indicazioni del Garante per la protezione dei dati personali, per il quale i controlli aziendali sulla mail aziendale sono leciti se il lavoratore ne è preventivamente informato e non si tratta di controlli a distanza vietato dallo Statuto dei lavoratori. Al fine di mettere in guardia i dipendenti, allora, partiranno presto i controlli periodici a campione per mettere in guardia i dipendenti.
Il mondo del social network tuttavia non è necessariamente un danno per il mondo del lavoro. Negli Stati Uniti si diffonde ad esempio sempre più spesso alleato degli avvocati che lo usano per trovare testimoni, sondare la solvibilità dei clienti e mettere in difficoltà la controparte nei processi.
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