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Il Cittadino 23 Giugno 2011
Sono per lo più donne, giovani che vivono al Sud lavorano nel mondo delle professioni, ma con salari più bassi e con più difficoltà di inserimento rispetto ai colleghi. Sono tutte vittime delle cosiddette '3G' e cioé condizioni di discriminazione in 3 aree, genere generazione e geografiche. È questa la fotografia sulle condizioni di lavoro nel mondo degli studi professionali scattata da una ricerca realizzata dall'Università Politecnica delle Marche con Fondoprofessioni (Fondo paritetico interprofessionale per la formazione continua dei dipendenti degli studi professionali) e presentata oggi ad Ancona in occasione del forum 'Dalle pari opportunità alle opportunità di sviluppò, organizzato da Fondoprofessioni in collaborazione con Confprofessioni (Confederazione italiana libere professioni). Secondo la ricerca infatti, dipendenti e titolari delle attività professionali possono essere considerate una 'elite discriminatà perché "le professioniste -si legge nella ricerca- consapevoli del loro ruolo nel mondo del lavoro e del loro valore sociale proprio per questo spesso mascherano elementi di discriminazione e di disparità di trattamento rispetto ai colleghi di genere maschile". Ma oltre a problemi di natura sociologica tra uomo e donna nelle professioni esistono differenze significative anche in termini di reddito. Secondo la ricerca, "il reddito annuo medio al 2004 di un ingegnere donna era di poco più di 20.000 euro a fronte di un reddito medio di un collega uomo di quasi 40.000 euro". Nonostante tutto, spiega l'indagine "se in precedenza il mondo delle professioni si configurava come un'elite di soli uomini oggi c'é una fortissima presenza del genere femminile, anche se ancora non dominante".
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