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citta la spezia 06 Giugno 2011
La Spezia. La Lega Nord della Spezia accoglie con grandissima soddisfazione la fine del tormentone per le oltre 2500 famiglie dei lavoratori di Fincantieri che hanno convissuto per giorni con lo spettro dei licenziamenti agitato dalla loro direzione. "Sebbene il cantiere spezzino del Muggiano non fosse al momento toccato da massicce dichiarazioni di esuberi come nelle altre sedi di Sestri Ponente e Riva Trigoso - commenta la Lega - siamo pienamente consapevoli che un ridimensionamento del cantiere di Riva Trigoso e soprattutto il tentativo fatto dall’azienda di spostare le produzioni militari sull’adriatico (Ancona) potrebbe in prospettiva colpire pesantemente anche lo stabilimento spezzino. Comunque in un mercato ormai globale non ci si può limitare a sterili e pericolose visioni localistiche, ma è necessario essere solidali con tutti i lavoratori del settore, perché un problema locale scampato oggi non è detto che non si presenti domani. L’importante risultato raggiunto nell’incontro svoltosi a Roma il 3 giugno scorso tra Governo, azienda e parti sociali, ha scongiurato lo spettro dei licenziamenti, ma non deve comunque farci abbassare l’attenzione sul forte bisogno di un rilancio della politica industriale nella nostra regione. Non vorremmo più convivere con proposte di piani industriali che per risolvere momentanei problemi di mercato sappiano solo proporre licenziamenti. Le aziende, ed ancor più se a partecipazione pubblica come il gruppo Fincantieri, - continua il partito - oltre ad avere una legittima attenzione al profitto, devono essere consapevoli di avere anche una valenza sociale: l’economia deve tornare ad essere considerata un mezzo per lo sviluppo della società e non un fine meramente contabile tra profitti e perdite. Quando per affrontare oggettive difficoltà di mercato vengono presentati cosiddetti piani industriali capaci di proporre solamente licenziamenti, riteniamo ci siano dei problemi molto grossi nella classe dirigente, quantomeno in difficoltà nel saper reagire alle sfide di un mercato sempre più spietato e globale. Neppure possiamo pensare di far ricadere queste manchevolezze di una classe dirigente nelle tasche dei cittadini, attivando forme desuete di assistenzialismo, che peraltro non potranno garantire un futuro duraturo alle famiglie dei lavoratori coinvolti.
Il settore della marineria - conclude la Lega Nord - è un settore che non necessita di assistenzialismo fine a se stesso, ma semmai le aziende che sanno creare ricchezza vanno aiutate concretamente con un piano di politica industriale serio, vanno sostenute quando vogliono innovare, quando vogliono investire, quando vogliono assumere giovani e quando vogliono valorizzare il made in Italy. Se invece, aziende leader mondiali di settore a partecipazione pubblica, sanno proporre solo licenziamenti per uscire da una crisi di mercato, forse tra i loro problemi hanno anche una forte necessità di ricambio della classe dirigente.
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