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LUGANO 07 Giugno 2011
- In Piazza Dante a Lugano per appendere "i panni sporchi della discriminazione". Le donne scendono in piazza per combattere le disparità salariali presenti ancora in tante realtà professionali. Lo faranno - è stato annunciato oggi in una conferenza stampa promossa dal Gruppo Donne USS Ticino e Moesa - il prossimo 14 giugno. Per l'occasione Piazza Dante si trasformerà (per qualche ora e a partire dalle 15) in Piazza della Parità.
Il tema della disparità salariale tra donne e uomini è resta - nonostante le tante battaglie - ancora di stretta attualità. Eloquenti le parole pronunciate alcuni giorni fa dal presidente dell’Unione sindacale svizzera, Paul Rechsteiner: "Quando si parla di salari è disastroso essere una donna. Gli uomini guadagnano effettivamente in media 6.427 franchi al mese, le donne 3.745 franchi (2008, salario netto non equivalenti al tempo pieno). È il 41,7% in meno".
Differenze che non possono lasciare indifferenti. "Al di là delle cifre di per sé preoccupanti, ad allarmare è il peggioramento della discriminazione riscontrato negli ultimi anni" è stato sottolineato durante la conferenza stampa odierna. "La reiterata violazione - è stato sottolineato - di un principio ancorato nella Costituzione e della Legge federale sulla parità, non può non lasciare indifferenti donne e uomini per i quali equità e giustizia hanno un reale significato. La parità non è una scelta facoltativa, bensì un principio costituzionale. Troppi datori di lavoro, tuttavia, lo ignorano senza patemi d’animo".
Sabato 14 giugno in Piazza dante a Lugano prenderanno la parola donne e uomini che hanno condiviso - 20 anni fa - il primo sciopero nazionale delle donne e che credono nella lotta per le pari opportunità, tra cui: Pepita Vera Conforti, Loredana Schlegel, Fabrizio Fazioli e Pietro Martinelli. A partire dalle 14.30 verranno allestite delle bancarelle accompagnate da una colonna sonora al cui centro ci sono non solo le donne, ma gli ideali di giustizia e solidarietà. A partire dalle 15, su uno stenditoio verranno simbolicamente appesi i panni sporchi della discriminazione, in una sorta di bucato collettivo a cui tutti possono prendere parte.
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