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Gazzetta del Sud 11 Maggio 2011
Non più "nido" o rassicurante focolare domestico, non più "scoglio" a cui aggrapparsi contro le "intemperie" della vita: la famiglia, un tempo ammortizzatore sociale per catanesi e siciliani, mostra segni di cedimento, necessita di sostegno e di consulenza legale, si rivolge alle associazioni di volontariato e alle parrocchie, vacilla sotto i colpi della crisi economica e sociale. Aumentano le separazioni, la disoccupazione dilaga, i redditi non riescono a far fronte alla rata mensile dell'affitto o del mutuo, mentre pesa la sfiducia nelle istituzioni.
Secondo i dati diffusi ieri nella sede centrale Acli di corso Sicilia, a distanza di due anni dalla prima indagine conoscitiva, le famiglie catanesi appaiono sempre più a rischio povertà e sofferenti per la disoccupazione dilagante: il 43 per cento dei componenti non ha un lavoro (nella fotografia di 300 famiglie-campione collocate nel quartiere svantaggiato di Librino e a Lineri, che si sono rivolte ai Punto Famiglia dell'Associazione), a fronte del dato regionale del 48 per cento (su millecinquecento famiglie siciliane prese in esame dall'Osservatorio Regionale per le Famiglie delle Acli).
Scorrendo i dati dell'indagine, che denuncia problematiche socio-economiche e relazionali, le casalinghe catanesi sono al 25 per cento, mentre i lavoratori al 32 per cento.
Altro punto di criticità è la questione casa: il 45 per cento degli utenti presi come campione, che si rivolgono alle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani di Catania, vivono in affitto; il 20 per cento ha un mutuo sulle spalle; solo il 35% vive in casa di proprietà.
Altro spaccato che emerge, in caso di difficoltà ed emergenze sopraggiunte in famiglia, a chi rivolgersi per richiedere servizi assistenziali? In primis alle associazioni di volontariato, per 34 "intervistati" su 100 (29 per cento in Sicilia), seguono le parrocchie al 27 per cento, i Servizi sociali col 18 per cento, i servizi ospedalieri con l'11 per cento, al Comune col 9 per cento.
Quali le paure, vecchie e nuove, dei nuclei familiari catanesi, che non fanno dormire sonni tranquilli? Disoccupazione in testa (48 per cento), a seguire il rischio solitudine (18 per cento), la povertà (17 per cento; contro il 25 per cento degli utenti siciliani), malattia (11 per cento), delinquenza (6 per cento).
«La "cabina di regia" – ha spiegato il presidente regionale Acli Santino Scirè – dei nostri quindici Punto Famiglia siciliani, messi in piedi coi fondi del 5 per mille dei contribuenti, collocati nelle realtà periferiche più svantaggiate delle città, fa emergere un quadro di crisi, con giovani e anziani che necessitano di sostegno: cresce il numero dei disoccupati, con un'alta percentuale femminile e giovanile, anche se temperata dal fenomeno del lavoro nero».
Per il presidente delle Acli Catania, Franco Luca, «la realtà a Librino e a Lineri, dove la gente si è confidata e ha chiesto sostegno ai nostri operatori, supera la fantasia»; mentre la responsabile delle Politiche familiari Acli, Lidia Borzì, ha evidenziato l'importanza della famiglia come soggetto promotore di cittadinanza attiva, «mentre oggi – ha spiegato – non abbiamo a livello nazionale una politica sistemica per le famiglie, ma solo interventi-spot e interventi tampone».
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