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LUGANO - 11 Maggio 2011
Una conferenza cantonale che metta insieme, al tavolo, tutti gli attori del settore edile ticinese affinché possano affrontare i problemi legati al lavoro distaccato, al sempre crescente precariato, oggi adottato dalle aziende "quale strumento di contenimento dei costi in totale noncuranza dei suoi molteplici contraccolpi". È la richiesta formulata oggi dal sindacato OCST secondo il quale "urge invertire la rotta" e "sottrarre il settore edile al campo magnetico di interessi speculativi per porsi su una traiettoria di sviluppo di lungo termine nel rispetto del territorio e dei lavoratori".
Sotto accusa c'è la libera circolazione, ma non solo; essa "ha sì varato un contesto più aperto alla mobilità economica ed occupazionale; la scelta di utilizzare questi spazi di flessibilità e di farvi sovente capo a fini speculativi ricade tuttavia sulle imprese locali". La responsabilità si estende ampiamente anche agli studi di architettura e di ingegneria, che sono parimenti coinvolti, si legge in una nota dell'OCST.
Ad ogni modo "la maggiore permeabilità tra i due versanti della frontiera può pure costituire una attrattiva porta di accesso al mercato ticinese per operatori o imprese che hanno agganci con la criminalità organizzata, la cui presenza nel Nord Italia è ampiamente documentata".
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