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Visualizza articolo: Ocse, in Italia il salario è tassato... e molto!

(Teleborsa) - Roma, 11 Maggio 2011

- Chi sperava che gli oneri fiscali sugli stipendi continuassero a mostrare un trend discensionale si sbagliava. Nel 2010, a detta dell'Ocse, le imposte medie e gli oneri sui redditi da lavoro sono risultati in aumento in quasi tutti i paesi dell'Area, anche se l'incremento è stato di piccole dimensioni.

Lo scorso anno, spiega l'organizzazione nel report "Taxing Wages" dedicato ai prelievi fiscali sui redditi da lavoro, gli oneri sono aumentati in 22 dei 34 paesi Ocse, con risalite più significative nei Paesi Bassi, in Spagna e in Islanda, mentre Danimarca, Grecia, Germania e Ungheria sono state le Nazioni ad aver mostrato i cali maggiori.

Guardando alla sola Italia si delinea un quadro ambiguo, che vede gli stipendi sotto la media ma tra i più oberati dalle tasse.

La retribuzione media di un italiano si è attestata a 25.155 dollari (22° posto in classifica. Una posizione in più rispetto al 2009 ma solo grazie al peggioramento della Grecia) risultando ben al di sotto dei 30.000 dollari della media UE. Nel 2010, tuttavia, gli oneri fiscali sono saliti al 46,9% rispetto al 34,8% della media Ocse.

In generale, comunque, tutta l'Unione Europea picchia sodo in materia di tasse sugli stipendi, tanto che nella classifica dei salari più tassati i primi 16 posti su 34 sono occupati da paesi UE. Per fare un esempio, un italiano single si vede prelevare dalla busta paga il 46,9% per le tasse. Peggio di lui solo in Belgio, Francia, Germania e Austria.

Il report indica inoltre che Francia, Belgio e Italia sono i paesi con la maggiore tassazione relativamente alle famiglia con due figli ed un solo coniuge lavoratore. Chi volesse il paradiso deve cercarsi un impiego in Nuova Zelanda.

La svizzera si conferma terra di ricchi (42.000 dollari). Curiosamente, la locomotiva Germania occupa solo l'11a posizione, anche se in un anno i salari medi annui sono aumentati di ben 2.000 dollari (+300 in Italia)!

Nel report l'Ocse mette in luce come le imposte sui redditi da lavoro siano un fattore chiave per le assunzioni da parte delle aziende ma anche un dis-incentivo al lavoro per gli stessi impiegati. Per questo l'Ocse invita i governi, alle prese con il riequilibrio dei conti e con strategie di rilancio dell'economia, a considerare l'ipotesi di ridurre imposte e contributi sociali sui redditi e aumentare al contempo le tasse sui consumi, come per esempio l'Iva.

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