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Ticino News 01 Maggio 2011
Riprendiamoci il nostro futuro: difendiamo il valore del lavoro e la dignità dei salariati e arrestiamo la crescita dei salari milionari
Nell’ultimo decennio, nonostante una crisi finanziaria e occupazionale senza precedenti, i salari dei nababbi e degli speculatori sono aumentati mediamente di oltre 70'000 franchi l’anno e il numero delle persone che guadagnano oltre un milione di franchi è passato da 510 a quasi 3000 (nel periodo 1998 – 2008), mentre coloro che guadagnano oltre mezzo milione di franchi l’anno sono passati, nello stesso lasso di tempo, da 2879 ad oltre 12'000.
Nello stesso periodo la forchetta tra i salari più bassi e quelli più alti si è ulteriormente allargata, mentre i salari dei meno fortunati hanno, praticamente, marciato sul posto. Se a questo scandaloso stato di cose aggiungiamo lo sconsiderato andamento dei premi di cassa malati, calcolati indipendentemente dal reddito delle persone e che sono, di fatto, esplosi a partire dal 1998 con aumenti superiori ai 3000 franchi per persona ci rendiamo conto del perché migliaia di famiglie non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese.
Nel nostro cantone la situazione è ancora più difficile a causa di un divario salariale del 15% rispetto alla media svizzera, compensato, si fa per dire, da premi di cassa malati ancor più esosi. Se a ciò aggiungiamo la continua rincorsa a sgravi fiscali che hanno favorito solo i grossi redditi ecco che ci rendiamo conto della ignobile e disgustosa disparità di trattamento tra chi crea effettivamente la ricchezza e chi, invece, la intasca.
Lo scarto tra gli alti e i bassi salari è in continuo aumento ed è mediamente di 1.53, il che significa che un lavoratore “normale” deve lavorare 53 anni per ricevere uno stipendio pari a quello che riceve un top manager in un anno. Tutto ciò è semplicemente indecente!
Dobbiamo dire basta a questo stato di cose. Dobbiamo avere il coraggio di difendere il valore del nostro lavoro e di far cessare lo scandalo dei bonus salariali a favore dei soliti approfittatori. Solamente se sapremo riappropriaci del valore del nostro lavoro, reclamando una corretta remunerazione, potremo anche riaquisire la nostra dignità. Una dignità che non può passare in secondo ordine rispetto ai profitti delle multinazionali e alla cifra d’affari degli imprenditori e dei bottegai di tutto il mondo.
Basta dumping salariale e precarietà: almeno 4000 franchi al mese per tutti
Non passa giorno senza che veniamo a conoscenza di situazioni aberranti. I casi di sciacallaggio, caporalato e taccheggio nei confronti di lavoratori provenienti dall’estero, e non solo, stanno esplodendo e la pressione sui salari diventa sempre più forte.
I lavoratori di ogni settore vengono messi in concorrenza tra di loro da un padronato assetato di profitto ad ogni costo che se ne frega di praticare il dumping salariale su vasta scala. Le imprese, le industrie ma anche gli operatori commerciali e finanziari non esitano un solo momento ad approfittarsi di lavoratori e lavoratrici nel bisogno e in cerca di un’occupazione.
Le situazioni che gridano vendetta al cielo continuano ad aumentare e le cattive abitudini che vedono personaggi di bassa lega scroccare lauti guadagni sulla pelle di poveri disperati si stanno moltiplicando.
Imprese anche di primo piano non esitano a servirsi in maniera brutale (complice anche l’assurdità di certi appalti pubblici) di lavoratori interinali, subappalti a imprese fantasma, impieghi di breve durata su notifica, lavoratori distaccati provenienti dall’estero e padroncini vari.
Risultato: il peggioramento delle condizioni di lavoro per il nucleo fisso che opera da anni nell’azienda, richieste di lavoro gratuito, lavoro su chiamata, pressione sui salari e perdita di professionalità e competenze che impediscono anche il ricambio generazionale.
I lavoratori e le lavoratrici non ne possono più! Sono stanchi e disgustati di questo modo di operare e chiedono un cambiamento di paradigma.
I lavoratori e le lavoratrici chiedono inoltre con forza l’introduzione nella Costituzione di un salario minimo di almeno 4000 franchi al mese per tutti. Sì perché i salari devono essere sufficienti per vivere senza interventi di sostegno statale.
I lavoratori e le lavoratrici pretendono poi il rispetto dei contenuti contrattuali e di legge, esigono il ritorno ad un modo di operare degno di un paese civile e non intendono piegarsi alla troppo comoda giustificazione padronale del “così fan tutti”.
I soldi ci sono: No ad una guerra tra poveri alimentata da odio e diffidenza, No alle ingannevoli risposte xenofobe e razziste
Per i lavoratori, il prezzo da pagare per questa insaziabile sete di profitto è enorme. La caccia ai rendimenti smisurati si è trasformata in una rincorsa alle soluzioni più disparate. Soluzioni che un padronato irresponsabile ha trovato in un mercato del lavoro squilibrato tipico di un cantone di frontiera con salari decisamente allettanti per chi viene da fuori. Un mercato che a fronte di un’offerta d’assunzioni contenuta può presentare domande d’impiego in maniera quasi illimitata.
Siamo pertanto di fronte a un’esplosione di occupazione importata, contrapposta ad una contrazione sensibile delle occasioni di lavoro a favore della manodopera residente. Un terreno fertile per alimentare paure e odio che la crescente precarietà non contribuisce a dissipare.
La tentazione è pertanto quella di trovare un capro espiatorio. E il colpevole è sempre l’altro. Queste sono, purtroppo, le teorie di chi vuol far credere alla popolazione che basterebbe rinchiudersi nel ridotto nazionale per risolvere tutti i problemi. Una teoria costruita su un castello demagogico che noi rifiutiamo fermamente poiché è solo un modo subdolo per aggirare i veri problemi.
Se vogliamo rispondere con determinazione ai problemi occupazionali che affliggono una parte della nostra popolazione dobbiamo unire e non dividere i salariati. Dobbiamo batterci per contratti collettivi di lavoro migliori e applicabili a tutti. Dobbiamo introdurre un salario minimo che permetta alle persone di sbarcare il lunario. Dobbiamo rifiutare quegli insediamenti che mirano solo ad avere manodopera a basso costo e che impoveriscono il territorio. Dobbiamo denunciare e combattere tutti gli abusi perpetrati dal padronato e non dai lavoratori. Dobbiamo poter vivere degnamente del nostro lavoro, invece di continuare ad arricchire affaristi, bottegai e speculatori di ogni tipo che non esitano un momento a scaricare sui lavoratori tutti i rischi aziendali lucrando sulla loro salute. Dobbiamo lottare tutti assieme, donne e uomini, residenti e frontalieri per riprenderci il nostro futuro e quello dei nostri figli e nipoti.
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