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Gazzetta del Sud 29 Aprile 2011
I sindacati di Cgil, Cisl e Uil temono che questa decisione sia il preludio ai licenziamenti. È vista infatti come un primo passo verso il licenziamento la contestazione disciplinare inviata l'11 scorso dall'Abramo customer care agli oltre 20 dipendenti "superstiti" del "Progetto verde" di H3G Italia. I lavoratori sono ormai in sciopero dal 19 luglio scorso per contestare il provvedimento aziendale che, dal primo giugno precedente, li ha destinati al sito di Montalto Uffugo. Un trasferimento, questo, giustificato dall'azienda con la perdita della commessa che li vedeva impiegati nel call center di via Fibonacci.
Ma per l'Abramo customer care, proprio la proclamazione di questo sciopero, è da considerarsi procedura illegittima. A decretarlo, scrive l'azienda nella contestazione disciplinare, è stata la Commissione di garanzia che «in data 5 agosto 2010, ha giudicato illegittimo lo sciopero in quanto proclamato in violazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione, nonché del limite di durata della prima azione di sciopero».
L'Abramo customer care considera «la condotta indubbiamente non conforme ai doveri del dipendente ed, in quanto tale, integra violazione delle norme contrattuali e delle disposizioni generali di legge e, vie più, determina un danno organizzativo, nonché economico all'azienda».
Come previsto per procedura, l'azienda ha quindi invitato i dipendenti a far pervenire entro 5 giorni le giustificazioni scritte. E Ieri mattina, presso il call center, si sono tenute le audizioni dei lavoratori raggiunti dal provvedimento. Ma oltre alle giustificazione scritte, i 20 dipendenti ex H3G hanno anche inscenato un sit-in di protesta all'entrata del call center perché, secondo quanto sostenuto dai sindacati, la sanzione disciplinare è da considerarsi nulla ed inefficace. A sostenere questa tesi sono stati i sindacalisti Amedeo Fantasia (Cgil), Salvatore Federico e Bruno Tallarico (Cisl), Fabio Tomaino (Uil); sotto la consulenza legale dell'avvocato della Cgil, Cinzia Mosella. I lavoratori (per lo più dipendenti donne) hanno così consegnato ai funzionari dell'azienda delegati (Maria Mauro e Marco Cortese) una dichiarazione uniformata. In essa, i lavoratori e le lavoratrici hanno sostenuto di essere stati trasferiti a Montalto Uffugo «senza nessun criterio di scelta individuato, né comunicato quale anzianità di servizio, nucleo familiare, professionalità e produttività». Inoltre, «il part-time di 4 ore giornaliere – hanno dichiarato ancora – non è compatibile con tale trasferimento per ragioni di distanza, in quanto la sede di Montalto Uffugo si trova a circa 140 chilometri dalle rispettive residenze e anche per ragioni economiche (lo stipendio mensile è di 580 euro)». I "superstiti" di H3G, infine, hanno inoltre ribadito che è ancora possibile un loro reintegro sul sito crotonese in quanto «dalla data del trasferimento, nel sito di Crotone, l'azienda ha svolto attività che ha richiesto lavoro extra in quantità importanti ed in forma continuativa». Fabio Tomaino della Uil ieri ha lanciato un appello: «Serve l'aiuto di tutti gli attori istituzionali alla Regione che, finora, si sono dimostrati troppo accondiscendenti nei confronti dell'imprenditore» . «Veniamo additati come la controparte – ha proseguito Federico (Cisl) – ma non avremmo mai impugnato queste procedure se non ci fossero stati i presupposti per garantire i lavoratori».
Chi invece ha cominciato a sfoltire, in via del tutto "silente", i propri lavoratori è "Biomasse Italia", la società che gestisce le due centrali a biogas di Crotone e Strongoli. Gli 85 lavoratori impiegati nei due impianti, a partire dal nuovo anno, sono scesi a 80 unità, sulla scorta di quanto la società aveva annunciato lo scorso 14 ottobre (una riduzione del costo del lavoro del 30%). «Un lavoratore è stato licenziato – ha spiegato Mimmo Basile segretario provinciale della Ficltem – e un altro è stato incentivato a cambiare casacca con un'azienda dell'indotto, mentre tre dirigenti hanno deciso volontariamente di abbandonare il proprio posto di lavoro».
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