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Visualizza articolo: CRISI ECONOMICA: «Colpa della politica»

L'Adige 26 Marzo 2011

La crisi delle cantine sociali e della cooperazione agricola in generale ha messo in difficoltà molte famiglie, quindi la raccolta di denaro da parte delle casse rurali e la capacità di spesa delle famiglie. Questo se da una parte è avvenuto per motivi congiunturali economici, dall'altra non dobbiamo dimenticarci che è mancato il sistema di controllo doveroso da parte della Provincia e che il sistema del credito cooperativo e della cooperazione di produzione è andato in cortocircuito, trovando spesso le stesse persone sedute ai due tavoli ed è quindi successo che il controllore era il controllato e questo sta continuando. Ma è anche venuto meno il valore etico, sociale e culturale del fare impresa cooperativa, molti manager spregiudicati hanno utilizzato il sistema, senza trasparenza e spesso con la «benedizione» della politica provinciale. Ma anche in un altro campo fondamentale per la nostra Provincia, quale il turismo, si è attuata negli ultimi vent'anni una politica sbagliata, si è puntato sulla seconda casa invece che sulle strutture ricettive, in tal modo la politica provinciale ha fatto contenti, ottenendo consenso, i sindaci delle comunità turistiche che hanno riempito le casse comunali con oneri di urbanizzazione e Ici. Risorse economiche che sono state utilizzate dalle municipalità per creare strutture comunali sempre più gonfiate e costose.

Questo ha depauperato il territorio e non ha dato la doverosa ricaduta economica che il turismo ricettivo può dare, sia in termini occupazionali che di movimentazione complessiva di interessi. D'altra parte di sono buttati centinaia di milioni di euro in impianti di risalita che necessitano di un continuo sostegno finanziario da parte della Provincia per reggere. Quindi il turismo, che certamente è una importantissima risorsa del nostro territorio non da le ricadute collettive che potrebbe dare e arricchisce i soliti noti, amici della politica provinciale.

Anche la nuova legge sul commercio, contro la quale mi sono battuto in consiglio provinciale e sulla quale sto preparando una proposta di modifica è figlia della stessa mentalità. Da una parte i grandi annunci pubblicitari della Giunta Provinciale in cui si afferma: «Basta ai centri commerciali», sviluppo e sostegno al piccolo commercio e dei centri storici, dall'altra la legge provinciale consente deroghe a discrezione dell'organo politico provinciale cioè la Giunta.

Non serve pensare male, per capire che in tal modo si cerca solo consenso tra gli amici per trasformali in voti nella prossima competizione elettorale. Si è quindi consolidato in Trentino un modo di fare politica molto «italiano», nel senso di una politica che cerca il consenso a tutti i costi senza obiettivi se non quello di favorire un sistema di benessere immediato che però, ora, ci stiamo accorgendo non può reggere. Fa sorridere quando esponenti della Giunta Provinciale si rifaranno ai grandi della politica provinciale quali Bruno Kessler o Degasperi, politici che avevano una visione del futuro di questa terra, e che non pensavano solo ad elargire piccoli o grandi favori per ottenere consenso politico elettorale.

Ma il vero dramma di questo modo di fare politica è che sono stati «inquinati» quei valori etico morali che da sempre ci appartengono, portando di fatto il Trentino alla stregua di certe Regioni del Sud. Infatti ormai tutti pensano che «mamma» Provincia sia la soluzione di tutti i problemi, il posto di lavoro nell'ente pubblico, la «conoscenza» per avere un contributo od un finanziamento, la «buona parola» del politico di turno che può risolverti qualsiasi problema.

Questo sistema ha retto finché le casse provinciali hanno consentito di «foraggiare» abbondantemente l'economia, il sociale e anche il privato, ma ora che le risorse anche per la Provincia si stanno riducendo i nodi iniziano a venire al pettine e il risultato è che l'economia in trentino non sta ripartendo, l'edilizia è in grave crisi, l'agricoltura e il vitivinicolo non hanno una identità, non ci sono risorse per le amministrazioni comunali e per le opere pubbliche.

La rifondazione del Trentino deve partire da una ripresa dei valori etico morali che sono la storia della nostra terra, questo deve e può avvenire anche attraverso una politica che sia portatrice di valori etici e non solo a parole, attraverso dei politici che non trasformino il fare politica in una forma di sussistenza economica che li porta inevitabilmente ad essere gestiti più che a gestire. Se la politica non assumerà questo ruolo temo che per il Trentino si prospettino degli anni non positivi, bisogna nuovamente rendere appetibile il nostro territorio all'investimento economico, bisogna riqualificare il turismo, bisogna trovare forme di rilancio dell'agricoltura e del turismo che passino attraverso una difesa del territorio ma anche attraverso un uso intelligente delle risorse ambientali. Ma bisogna soprattutto fare capire alle nuove generazioni che nulla è dovuto e che per ottenere qualcosa si deve lavorare, impegnarsi e sacrificarsi e questo insegnamento deve partire dagli educatori, ma come ogni buon insegnamento deve essere supportato dall'esempio.

Riaffermare l'autorità e l'autorevolezza della politica attraverso l'azione concreta, non attraverso i proclami, l'integrità morale ed etica, la separazione della politica dal mero interesse economico per ritornare all'interesse del bene comune, questo è quello che io sto cercando di fare nella mia azione politica e a cui invito a una riflessione da parte di tutta la politica provinciale: ritornare a una politica di servizio alla comunità.

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