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Visualizza articolo: Emergenza lavoro tra i giovani «Puntiamo sulla formazione»

L’Arena 27 Marzo 2011

Sono oltre 9mila i veronesi che hanno perso la propria occupazione tra il 2009 e il 2010. Un'emergenza che coinvolge tutti i protagonisti dello scenario economico e sociale: dalle aziende, incapaci di resistere alla crisi degli ultimi tre anni, ai dipendenti rimasti senza stipendio, dai giovani che stentano a inserirsi nel mercato del lavoro alle istituzioni che hanno il compito di dare risposte. Il tema è stato affrontato ieri, in occasione di un convegno organizzato a Palazzo Barbieri da Ciro Maschio, capogruppo di An in Consiglio comunale e dal Pdl. «Il ruolo della politica deve tornare a essere strategico», è stato il commento di Elena Donazzan, assessore regionale al Lavoro, «dobbiamo avere una visione chiara del problema e fornire risposte concrete, facendo incrociare domanda e offerta, in tema di occupazione».
Per la Donazzan, sono due i nemici da combattere. «In primis, la percezione di insicurezza del lavoro, che dobbiamo combattere con la formazione», ha concluso, «in secondo luogo, l'incapacità di lavoratori e aziende di innovarsi». Importante il ruolo che possono svolgere le istituzioni. «Come Provincia, in due anni abbiamo dovuto affrontare situazioni molto complesse», spiega Giovanni Miozzi, presidente della Provincia, «il mondo del lavoro sta subendo una forte contrazione e si avverte una difficoltà diffusa in tutti i settori». I risultati, come spiegato dal presidente, si raggiungono attraverso un lavoro di squadra tra istituzioni e sindacati, come nel caso della Cartiera di Cadidavid: «Sembrava una situazione disperata e, invece, a breve le macchine riprenderanno a funzionare».
I dati del fenomeno "disoccupazione" li fornisce Sergio Rosato, direttore di Veneto Lavoro. «La crisi è partita dal quarto trimestre del 2008», spiega Rosato, «da allora, in Veneto abbiamo perso 70mila posti di lavoro e gli effetti negativi nel 2010 si sono solo attenuati, ma non abbastanza per poter parlare di ripresa». A Verona, le persone inserite nelle liste di mobilità sono state 4.966 nel 2009 e 4.498 nel 2010. «Inoltre, nel 2011 abbiamo accumulato un bacino consistente di persone che non risultano disoccupate, perché sono in cassaintegrazione», prosegue Rosato, «nessuno può ancora prevedere quanto sarà profonda questa crisi».
La categoria più problematica è rappresentata dalle nuove generazioni. «Il tasso di disoccupazione giovanile è salito dal 7 al 12%, contro il 20% della media italiana», conclude il direttore di Veneto Lavoro, «dobbiamo rilanciare l'apprendistato, in modo da permettere loro di inserirsi nel mercato del lavoro». Per Carlo De Paoli, presidente di In Job e vicepresidente di Confindustria Verona, la parola d'ordine è "professionalizzazione". «Le aziende che hanno superato indenni la crisi sono quelle che hanno avuto la capacità di riconvertirsi», ha affermato De Paoli, «lo stesso vale per i lavoratori: chi si ritrova disoccupato deve innovarsi, puntando sulla formazione». Per Massimo Castellani, segretario generale Cisl Verona, serve un cambio di marcia dal punto di vista culturale: «Politica, imprese, banche e categorie devono remare tutti nella stessa direzione, con un accesso al credito agevolato, un salario d'ingresso che aiuti i giovani a trovare lavoro e una formazione che dia risultati concreti».

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