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Visualizza articolo: Technicolor licenzia, ma i lavoratori non ci stanno

Rassegna.it 28 Marzo 2011

La mattina del 28 marzo hanno manifestato davanti alla loro azienda, in via Tiburtina a Roma, perché non vogliono essere licenziati. I 73 lavoratori della Technicolor in "esubero" non ci tengono a rimanere a casa, per di più senza cassa integrazione, che nel loro caso è prevista solo in deroga ed è stata rifiutata dall'azienda.
"E' dal 28 dicembre scorso che sappiamo che 73 di noi verranno licenziati entro l'estate – spiega un lavoratore di 41 anni, Danilo Vicalvi, 17 anni in Technicolor – l'azienda non ha reso ancora noti i nomi, ma ha dato un lista con gli esuberi previsti per ogni livello e settore e noi abbiamo già capito chi si ritroverà per strada".

La Technicolor s.p.a. si occupa di post produzione sia digitale che in pellicola, fa parte di un gruppo multinazionale e opera in Italia nel settore dell'industria cinematografica e televisiva da più di 50 anni. In tempi di crisi generale, il settore più colpito è stato quello della pellicola - dove sono previsti tutti i licenziamenti - che pian piano si sta sostituendo quasi dappertutto con il digitale, più economico ed efficace. Ma nessuno poteva prevedere un disastro del genere. "L'azienda è stata troppo pessimistica. La riduzione e il passaggio dal fotosensibile al digitale non è così veloce e ne è dimostrazione il fatto che noi facciamo molti straordinari, anche notturni. Il lavoro c'è e ci sarà ancora per molto. non si possono fare i conti a tavolino per il 2011 senza considerare ferie, malattie, picchi di produzione. Se veramente non serviamo, perché lavoriamo così tanto?", racconta un altro dipendente nella lista dei "licenziabili". "Seppure c'è crisi per l'avvento del digitale – gli fa eco un collega - non è però così brutale come la vede l'azienda, che in realtà vuole essere libera di assumere del personale precario in futuro, dopo essersi liberata di noi".

L'età media nella Technicolor è 35 anni, con un'anzianità di 9 anni. L'organico dell'azienda, che ha due sedi a Roma, la più grande in via Tiburtina, l'altra a via Urbana in centro, è di 294 dipendenti, di cui solo 36 sono donne. Tre di queste sono state da poco licenziate in tronco perché il settore contabilità è stato delocalizzato in Polonia e non servivano più.


Si tratta di un'azienda giovane. I turni di lavoro sono ripartiti in tre fasce differenti, come in fabbrica. La mattina dalle 6 alle 14, la sera dalle 14 alle 22 e la notte dalle 22 alle 6 del mattino. "Nel nostro reparto, il lavoro può essere anche molto duro – spiega un ragazzo di 30 anni – le pellicole sono pesanti e la ripetitività stanza come tutte le catene di montaggio".

"Tra tre giorni ci sarà un incontro in regione – spiega Massimo Luciani, segretario regionale Slc Cgil – l'azienda non vuole concedere la cassa integrazione e noi siamo molto preoccupati. L'incontro sindacale che abbiamo fatto il 22 febbraio scorso è andato male: la Technicolor dice che non può riassorbire nessun lavoratore e quindi non vuole concedere la cassa integrazione, ma i lavoratori non possono essere abbandonati in un momento di profonda crisi".

"Quello di cui ci dispiace – racconto Danilo – è che siamo solo 30 qui a manifestare, mentre gli altri colleghi non ci mostrano la solidarietà che ci aspettavamo, neanche quelli che saranno licenziati. Questo perché il livello di sindacalizzazione all'interno dell'azienda è inesistente". "Da noi, anche se siamo un'azienda grande – continua il lavoratore - non esiste una rappresentanza sindacale interna, ma solo esterna. Circa 15 mesi fa la Technicolor non ha riconosciuto valide le elezioni dei delegati che abbiamo fatto qui, perché il numero dei partecipanti era basso".

"Solo una ventina di persona qui hanno un tessera sindacale, su oltre 300, la verità è che negli anni l'azienda ha voluto tenerci disuniti. E questa ne è una dimostrazione. Ha abusato di contratti a termine e non ha sempre dato i giusti riconoscimenti contributivi ai dipendenti. Ora ha proposto a qualcuno una buona uscita dai 15 ai 20 mila euro, ma nessuno sforzo per ricollocarci da nessuna parte", si lamenta un dipendente. Che oltre alla contabilità si pensi anche a delocalizzare alcuni reparti?

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