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Visualizza articolo: Che fine ha fatto il TFR?

I-dome.com 11 Marzo 2011

Ricordate la disputa sul TFR, se fosse necessario lasciarlo in azienda o destinarlo alla previdenza sociale? Oggi dovremmo avere risposta su dove sia finito il TFR non destinato alla previdenza.


Si tratta di un allarme in piena regola.

Anzi, per dirla con la relazione della Corte dei Conti per come riportato dal Sole 24 Ore, si tratta di: “un'operazione di natura espropriativa senza indennizzo o comunque di prelievo fiscale indiretto nei confronti di categorie interessate a versamenti finalizzati a scopi ben diversi dal sostegno alla finanza pubblica”.

Il tema della discussione riguarda qualcosa come 15.86miliardi derivante dal TFR dei lavoratori privati non destinato alla previdenza complementare. Spesi per altro, per la spesa pubblica, in particolare.

Senza che questo generi un indennizzo per il “prestito” forzato che i lavoratori hanno fatto allo Stato.

Il caso del TFR era stato già criticato dalla Corte dei conti in maniera informale, ma adesso, con una relazione specifica alle Camere, il tribunale di controllo torna a far sentire la sua voce in maniera ufficiale, con una serie di dati a supporto delle dure osservazioni. Si inizia con un tributo a chi ha fatto il proprio dovere, in particolare il Ministero dell’Interno che sin dalla prima osservazione della Corte in merito ha posto fine all’abuso e dal 2010 non ha più destinato alla spesa corrente quote del Tfr incassato.

Poi, si parte con l’invettiva e per il restom della PA nessuno sconto.

Nessun meccanismo di reintegro del Fondo Inps da cui sono state prelevate le somme per il 2007-2009 e per il 2010 messo in moto da nessuna amministrazione “Anzi, il contestato meccanismo risulta confermato almeno fino allo scadere del decennio dalla sua introduzione”: questo porterà alla scadenza di prelievi per 30 miliardi.

Dal Ministero dell’Economia si fa rilevare che non ci sarebbe “alcun nocumento ai soggetti interessati ai versamenti e ai prelievi” e che anzi l’operazione avrà come effetto quello di risanare in parte la situazione statale, ma come sottolinea la Corte si tratta di una posizione non condivisibile, perché “un simile prelievo, senza il correlato onere di ricostituzione del fondo”, si trasformerebbe in un vero e proprio esproprio “o di prelievo fiscale indiretto”.

Ciò che viene contestato non è il fatto che si attinga al tfr tout-court, ma il fatto che non viene proposto alcun tipo di indennizzo per questo prelievo e soprattutto che tali fondi non vengano utilizzati per investimenti (dunque con un ritorno economico) ma solo per la spesa corrente un trend che va avanti da oltre dieci anni (stando ai dati per ammissione stessa della corte anche parziali, che lascerebbero intravedere dunque una situazione molto più complicata di quella dichiarata). Per concludere con le parole dei giudici contabili “sotto il profilo degli equilibri di bilancio la carenza di dati istruttori e la sottovalutazione di importanti fattori di criticità potrebbe creare squilibri notevoli dei quali “potrebbero fare le spese i futuri contribuenti e i percettori delle prestazioni pensionistiche”.

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