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Visualizza articolo: Senza più contratto protestano i precari Asp Chiedono che l'azienda sanitaria provinciale avvii dopo tanti anni i percorsi per la loro stabilizzazione

Gazzetta del Sud 08 Marzo 2011

Decisi a non mollare. A notte inoltrata una decina di lavoratori interinali dell'Asp erano ancora con gli ombrelli aperti, in piedi, sotto la pioggia battente, a presidiare il tetto dell'ospedale civile San Giovanni di Dio. Hanno annunciato di voler andare avanti nella loro protesta ad oltranza. Fintantoché non otterranno un incontro urgente presso il Dipartimento regionale alla Salute e venga "blindata" la loro posizione contrattuale. La decisione dei 138 precari dell'Asp è maturata al termine di un'assemblea avuta, nel primo pomeriggio di ieri, fra loro e i sindacati.
«Nella riunione – è riportato in una una nota di FP-Cgil e Fps-Cisl – è stato ribadito e rimarcato che, l'istituto della mobilità in deroga non può essere considerato una soluzione per i lavoratori, i quali, attraverso la loro attività garantiscono servizi essenziali per il diritto alla salute della collettività, mentre allo stato attuale non vi è alcuna certezza sulla prosecuzione dello stesso istituto scaduto il 28 febbraio scorso».
A niente sono servite, dunque, le rassicurazioni (rinnovo della mobilità e prosecuzione dei tirocini formativi) giunte in tarda mattinata al termine del vertice tenuto in Prefettura (tre ore di confronto serrato) tra il prefetto Vincenzo Panico, il sindaco Peppino Vallone, il commissario straordinario dell'Asp, Rocco Antonio Nostro, e i dirigenti sindacali Franco Grillo (Fp-Cgil) e Luigi Tallarico (Fp-Cisl).
I precari storici dell'Asp vogliono, ora, che l'impegno dell'Azienda sanitaria nei loro confronti venga messo nero su bianco. «In modo da risolvere – è scritto nella nota sindacale – sia il problema dei lavoratori, attraverso la previsione di percorsi di stabilizzazione; che il diritto alla salute della comunità, oggi garantito anche dalla preziosa attività degli stessi operatori».
La condizione imposta è quindi la stabilizzazione contrattuale. Dall'inizio di questo mese, infatti, i 138 interinali ex "Obiettivo Lavoro", oltre non avere più un contratto con l'Asp, prestano ugualmente servizio. Una condizione, questa, non certamente facile da accettare per qualsiasi lavoratore. C'è poi da aggiungere che, il loro, è un calvario che, fra rinnovi di contratto e messa in mobilità, va avanti da oltre 10 anni. Il "limbo" è iniziato sul finire degli anni '90, quando questi lavoratori entrarono a far parte dall'Azienda sanitaria provinciale come precari. E si è inasprito il 28 febbraio scorso, quando è scaduta la mobilità in deroga concessa nel luglio 2010 (attivata dopo i licenziamenti operati da "Obiettivo lavoro" nel maggio precedente). Ecco perché, stressati dall'incertezza che li attanaglia da settimane, due di questi lavoratori, ieri mattina, intorno alle 5.30, sono saliti alla disperata sul tetto del presidio ospedaliero. Si sono messi a cavalcioni del muro di contenimento che delimita l'attico, mettendo in grossa apprensione tutti i presenti. Si è trattato di un gesto eclatante. Ha infatti richiamato l'intervento tempestivo dei Vigili del fuoco, delle forze di polizia e del sindaco Peppino Vallone, tutti giunti subito sul posto. Intanto, giù nello spiazzo d'ingresso della struttura, mentre i due lavoratori erano in bilico sul tetto, si erano radunati un centinaio di loro colleghi, pronti a sostenerli nella protesta. Alcuni di loro, stavano lì dalla tarda serata del giorno prima. Da quando si era radunato un presidio spontaneo degli stessi precari davanti ai cancelli d'ingresso del San Giovanni di Dio. A scatenare la reazione impulsiva dei precari era stata la notizia, emersa nel corso della Conferenza Stato-Regioni (svoltasi nella stessa giornata di giovedì), secondo la quale era slittata, a livello nazionale, la firma sul piano degli ammortizzatori sociali per il 2011. Da qui, la proclamazione dello stato d'agitazione da parte dei 138 lavoratori nella mattinata di ieri. Il sindaco Vallone, ha provato telefonicamente a far cessare la clamorosa protesta. Poi, sempre più preoccupato per la situazione ha deciso di convocare in tutta fretta un vertice in Prefettura. Nel corso della riunione è emersa la preoccupazione dei presenti circa per le difficoltà riscontrate nel garantire l'erogazione dei livelli essenziali d'assistenza ai malati (Lea) all'interno del presidio. I lavoratori, hanno detto di poter garantire le sole emergenze. Fra di loro ci sono una settantina di operatori socio-sanitari (quelli addetti proprio all'assistenza sanitaria e sociale ai malati), cinque conducenti di autoambulanze, 14 amministrativi, e una quarantina di addetti alla manutenzione.

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