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ROMA - Il Gazzettino 25 Febbraio 2011
Assediato a Tripoli, probabilmente in un bunker sotterraneo, Muammar Gheddafi tuona contro al Qaida, che a suo dire vuole creare un emirato islamico in Libia, mentre le forze di opposizione già si
"autogovernano" in Cirenaica e conquistano posizioni da est a da ovest, scontrandosi con le milizie e i mercenari fedeli alla Guida della rivoluzione.
«C'è Bin Laden dietro i disordini. Gli uomini di Bin Laden hanno distribuito droga agli abitanti di Zawia e i vostri figli vengono utilizzati per raggiungere uno scopo. Disarmateli e catturateli!», ha esortato il colonnello in una telefonata trasmessa dalla tv, rivolgendosi agli abitanti della cittadina a ovest di Tripoli teatro di violenti combattimenti tra lealisti e anti-governativi.
All'11/mo giorno della rivolta in Libia, è incerto il bilancio delle vittime nel Paese, che oscilla fra le 300 dichiarate ufficialmente alle mille o duemila denunciate dalle organizzazioni umanitarie. Intanto i dimostranti anti-regime consolidano le loro posizioni e stringono il cerchio attorno a Tripoli. In Cirenaica, nell'est, l'opposizione afferma che i principali terminal petroliferi, Ras Lanuf e Marsa El Brega, sono nelle sue mani, anche se ieri Gheddafi ha minacciato
l'Occidente di bloccarli. Gli oppositori vogliono «liberare» Tripoli e la situazione rischia di precipitare.
Intanto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sono d'accordo: in Libia è necessaria una risposta multilaterale coordinata, per garantire da un lato l'adeguata «assistenza umanitaria», dall'altro «i diritti umani fondamentali», perché «il popolo libico ha diritto di determinare il proprio destino». In questi termini la Casa Bianca ha reso noto i contenuti di un colloquio telefonico avuto ieri tra Berlusconi e Obama, per cercare di trovare una soluzione alla crisi libica. Il presidente americano si è confrontato ieri anche con il presidente francese, Nicholas Sarkozy, e con il premier britannico, David Cameron.
La Casa Bianca, di concerto con i gli alleati europei britannici e francesi, indurisce poi i toni sulla rivolta libica, dicendosi pronta ad agire in fretta e ribadendo che nessuna opzione verrà esclusa per risolvere la situazione e proteggere i cittadini americani. Gli Usa hanno fatto sapere che «vogliono agire in fretta» e, secondo Le Monde, non è escluso un loro intervento militare.
E La Francia e la Gran Bretagna hanno proposto al consiglio di sicurezza dell'Onu un progetto di risoluzione sulla Libia che prevede «un embargo totale sulle armi», «sanzioni» e di affidare al tribunale penale internazionale l'inchiesta per crimini contro l'umanita. Lo ha detto il capo della diplomazia francese Michele Alliot-Marie. L'Unione europea ha dichiarato invece oggi che prenderà delle «misure» per fare uscire la Libia dalla violenza al più presto. Il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen ha convocato una riunione d'emergenza sulla Libia.
Il governo libico intanto ha aumentato gli stipendi, alzato i sussidi per il cibo e ordinato indennità speciali per tutte le famiglie per cercare di placare la rivolta, finora repressa con violenza. Lo riferisce la televisione di stato. Secondo la tv di Stato ogni famiglia riceverà 500 dinari libici (pari a 290 euro) per coprire l'aumento del costo del cibo, mentre gli stipendi di alcune categorie di dipendenti pubblici aumenteranno del 150%.
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