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L’Arena 15 Febbraio 2011
Venezia. La piccola impresa veneta ha ridotto del -2,9% l’occupazione straniera impiegata nel secondo semestre del 2010 a fronte di un -2,4% calcolato tra tutti gli occupati. La richiesta di manodopera straniera continuerà a calare, anche se su variazioni più contenute delle precedenti: -0,7%. Nel sistema lavorativo veneto si contano oltre 26mila disoccupati stranieri, pari al 21,1% del totale dei senza lavoro. Questo permette di calcolare un tasso di disoccupazione straniero pari al 10,4%, contro il 5% riferito agli italiani. Sono alcuni dei risultati dell’indagine semestrale sull’occupazione straniera nelle piccole imprese venete condotta dalla Fondazione Leone Moressa riferita agli ultimi sei mesi del 2010 e che ha coinvolto 600 imprese venete con meno di 19 addetti. Nel Veneto, tra le imprese che oltre ai soci e ai titolari annoverano anche altri addetti, il 37,4% si avvale di manodopera straniera, soprattutto se si tratta di imprese dell’edilizia (43%) e della manifattura (38,8%). Mediamente le aziende di piccola dimensione contano negli organici 2 stranieri, quasi il 9% dell’intera forza lavoro occupata in tali realtà imprenditoriali. La grande maggioranza degli stranieri che lavorano in queste imprese (86,9%) sono inquadrati con contratti a tempo indeterminato. La percentuale rimanente si distribuisce per il 6% tra dipendenti a termine e per il 7,2% tra collaboratori, interinali e apprendisti. Il motivo principale che induce le imprese a fare ricorso al lavoro straniero nel 71,8% dei casi è riconducibile alla difficoltà di trovare manodopera locale. La richiesta di lavoratori stranieri in parte può essere ricondotta ad una migliore affidabilità e serietà degli stranieri rispetto agli italiani (10,4%) e solo in parte al fatto che accettano più facilmente mansioni meno qualificate (6,7%) o perchè sono più disponibili a lavorare al di fuori dell’orario consueto (3,1%). La modalità di contratto tra l’impresa e il lavoratore straniero avviene nella maggior parte dei casi in maniera diretta (49,8%). Il passaparola e la segnalazione tra imprenditori e lavoratori è stato all’origine dell’assunzione nel 34,3% dei casi, mentre risulta meno significativa l’intermediazione di agenzie per l’impiego o di associazioni di volontariato (15,9%). Quanto alla valutazione da parte degli imprenditori intervistati sull’operato degli stranieri, nella maggior parte dei casi è stata espressa una valutazione equivalente tra le mansioni effettuate dagli italiani e dagli stranieri (73,1%), mentre il 10,4% pensa che gli immigrati lavorino meglio degli italiani e il 16,5% ha un’opinione opposta. Nella maggior parte dei casi gli stranieri al momento dell’inserimento nell’azienda erano già in possesso del permesso di soggiorno (86,8%), mente il 13,2% l’ha ottenuto tramite l’azienda. Per le mansioni che essi svolgono viene richiesto un livello elevato di conoscenza della lingua italiana: in particolare, nel 51,2% dei casi si esige una conoscenza approfondita dell’italiano, mentre per il 44,8% basta un livello tecnico o sufficiente. In generale gli stranieri che lavorano nelle piccole imprese venete hanno un buon livello di conoscenza della lingua italiana: il 22,1% addirittura ottimo, il 47,5% buono il 23,3% sufficiente. Il 64,9% degli stranieri riceve il proprio salario tramite bonifico in conto corrente, il 27,6% con assegno e solo il 7,5% in contanti.
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