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Panorama on line 15 Febbraio 2011
Laurent Gbagbo affila nuovamente le armi, stavolta quelle giudiziarie. L’ex Presidente ivoriano, che ha finora rifiutato di cedere i poteri al premier regolarmente eletto, Alassane Ouattara, ha presentato un ricorso alla corte di giustizia della Cedeao, proprio contro quest’ultima. Una risoluzione dei capi di Stato dell’Africa Occidentale aveva infatti stabilito che Gbagbo doveva lasciare i poteri in favore del rivale regolarmente eletto. Il 7 dicembre scorso, la Cedeao aveva aggiunto che era pronta a usare la forza legittima per far fare un passo indietro a Gbagbo.
Mohamed Faye, uno degli avvocati di Gbagbo, spiega da Abuja: “Il nostro è un ricorso contro una comunità economica di Stati che vuole ingerire negli affari interni di uno Stato membro”. Un’udienza è fissata per il 10 marzo. Uno dei nodi da sciogliere però è che il ricorso è stato presentato da un governo non più riconosciuto dalla comunità internazionale. Può quindi ricorrere chi non è riconosciuto?
Gli intellettuali africani intanto prendono posizione: Aminata Traoré, maliana, ex ministro della cultura e agguerrito alfiere della cultura africana, provoca: “La Cedeao sta per assumere il ruolo di braccio armato dell’imperialismo?”.
Achille Mbembe et Célestin Monga, due saggisti camerunensi, bollano come ricolonizzazione dell’Africa l’intervento militare ipotizzato dalla Cedeao.
Alla sovranità nazionale c’è chi però antepone la sovranità del voto espresso dagli ivoriani: come il nigeriano Wole Soyinka, premio Nobel della letteratura nell’86, che osserva sconsolato: “I leader africani non sono in grado di lasciare il potere e rispettare il verdetto delle urne”.
Insomma, lo scontro culturale e ideologico sarebbe tra un novello “neocolonialismo” interafricano e lo stato di diritto che nel Continente Nero spesso viene calpestato.
Nel frattempo però la situazione di stallo si fa sentire e pesa sull’economia ivoriana: nei due porti commerciali di Abidjan e San Pedro, molte attività sono sul punto di chiudere, denuncia il quotidiano L’Intelligent d’Abidjan. Le sanzioni dell’Unione Europea che mirano a colpire quei settori e quei protagonisti della vita economica che supportano Gbagbo, hanno poi ricadute negative sull’intera popolazione.
Nel settore degli idrocarburi in particolare, sempre secondo l’inchiesta del quotidiano ivoriano, scarseggiano già le riserve di gas butano. Idem per kerosene e benzina. Per gli automobilisti si prospettano giorni duri.
E intanto Marcel Gossio, direttore del porto commerciale di Abidjan, e personaggio molto vicino a Gbagbo, non nasconde le sue ambizioni: nuovi accordi commerciali con Cina, Brasile e India. Per dipendere meno da un Europa troppo attenta alle “grane” politiche interne, e aprirsi verso partner potenti e già presenti nel Continente Nero. Una storia già vista.
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