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AVELLINO - Corriere dell'Irpinia 08 Febbraio 2011

- Speravano in una svolta i lavoratori della Lmp di Prata Principato Ultra. Erano fiduciosi, tant’è che per venire incontro alle esigenze della fabbrica, una parte di loro era tornata ai propri posti di lavoro. Sono rimasti invece delusi, per l’ennesima volta.
La tanto attesa fumata bianca non c’è stata. Due ore di trattativa, con i vertici aziendali Luigi Iannaccone e Vincenzo Ricciardelli, che non hanno portato a nulla, al termine delle quali i segretari provinciali di Fiom Cgil e Uilm, Sergio Scarpa e Gaetano Altieri accompagnati dalle rsu Matarazzo e D’Aquino sono usciti dalla sede di Confindustria a capo chino. «La società non è disposta a salvare tutti i quarantacinque operai e non c’è margine di trattativa, almeno per ora».
Queste le prime parole dei rappresentanti sindacali. Poi entrando nel merito della questione si capisce che un piccolo barlume di speranza c’è sempre. In sostanza, allo stato attuale delle cose, la Lmp, su cui vige il regime di cassa integrazione straordinaria, dal 15 marzo verrà messa in liquidazione. In queste ore infatti stanno partendo le lettere di mobilità per i quarantacinque.
Gli operai, specializzati in lavorazioni meccaniche con macchine a controllo numerico, hanno formulato diverse richieste valide per risolvere in maniera indolore la questione. Si sono detti disposti ad un trasferimento di una parte di loro presso la casa madre di Fisciano o presso la cooperativa di Morra de Sanctis. Hanno proposto di insistere, almeno fino a quando il mercato non si riprenderà, con gli ammortizzatori sociali che la legge ancora prevede.
Hanno addirittura avanzato l’ipotesi di accettare una decurtazione di stipendio pur di salvare le quarantacinque unità lavorative. L’azienda, dal canto suo, alza un muro invalicabile. Si dice impossibilitata a smistare gli operai negli altri stabilimenti e, nel corso del tavolo di ieri mattina, ha confermato la messa in liquidazione per il 15 marzo. Ha anche aggiunto un carico da novanta che ha lasciato spiazzati i sindacati. Se non si raggiunge l’accordo con le parti sociali la Lmp chiuderà senza nemmeno la mobilità. Quindi lavoratori in mezzo alla strada da un giorno ad un altro. E’ corsa contro il tempo, quindi, i sindacati sono chiamati a dare una risposta entro giovedì, giorno in cui il tavolo si riunirà. Scarpa e Altieri sono chiamati a dare una risposta ma sono anche in attesa di ricevere il responso in merito alla loro proposta.
Fiom e Uilm, infatti, preso atto che dei quarantacinque, almeno quindici dovranno andar via hanno chiesto, oltre all’accompagnamento alla pensione per sei operai anche un incentivo per gli altri nove, stimato nella cifra di 30mila euro lordi (23mila euro netti, ndr). Un buon incentivo a per chiudere questa triste vicenda. L’azienda non vorrebbe superare la soglia dei 15mila euro. Giovedì se ne saprà di più. Intanto resta negativo il giudizio dei rappresentanti sindacali.
«E’ stato ancora una volta un incontro informale - spiega Scarpa - pur avendo fornito diverse soluzioni l’azienda proprio non ne vuole sapere. Ci aspettavamo qualche passo in avanti che non c’è stato. Non vorrei che venisse fuori una meschinità, ovvero che quest’azienda riaprirà con un nuovo nome ed abbia già scelto il personale da mettere all’interno».
Dello stesso avviso Altieri: «La trattativa non è andata in porto. Non capiamo perché le aziende del gruppo vanno bene e solo per questa non si riesce a trovare un accordo dignitoso. Noi lavoreremo per ottenere questo. La soluzione che abbiamo prospettato sull’incentivo per accettare la mobilità può essere una soluzione. Almeno i lavoratori rinunciano al posto ma vengono messi nelle condizioni di potersi riaprire una nuova attività». Giovedì alle undici nuovo vertice a Confindustria.

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