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Avanti 06 Febbraio 2011
È scaduto il 30 dicembre 2010 il contratto collettivo nazionale di lavoro degli oltre 350mila lavoratori del credito. I sindacati hanno quasi completato la stesura di una piattaforma unitaria che, secondo la tabella di marcia fissata, dovrebbe essere presentata all'Abi a fine marzo o inizio aprile.
Ma sulla trattativa, che si annuncia comunque complessa e difficoltosa per le pesanti riorganizzazioni che hanno subito gli istituti bancari con la crisi economica globale, grava un ulteriore elemento, formalmente staccato dalla vertenza di rinnovo ma connesso alla difesa dell'occupazione: il mantenimento in vita del Fondo esuberi. Nato da oltre 10 anni, il Fondo è finanziato interamente dalle imprese bancarie e copre i lavoratori a cui non manchi più di 5 anni alla quiescenza, con il 60% circa dello stipendio e la contribuzione. "Si tratta dell'unica forma di ammortizzatore sociale che hanno a disposizione i lavoratori del comparto - ha spiegato Massimo Masi, segretario generale della Uilca - e che ha, fino ad oggi, concorso efficacemente a risanare e salvaguardare da crisi endemiche il sistema creditizio italiano".
Per l'Abi però la gestione del Fondo è diventata troppo gravosa, a causa del crescente carico fiscale, passato dall'11,50% al 23% con la Legge Bersani, tanto che circa un anno fa l'associazione ne aveva annunciato la chiusura. Decisione poi rientrata. "Insieme all'Abi abbiamo scritto una lettera sulla questione degli oneri erariali ai ministri Sacconi e Tremonti, ma non ci è mai arrivata nessuna risposta, né a noi né al presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari", ha rimarcato ancora Masi. "Il Fondo ha accompagnato alla pensione più di 40.000 lavoratori in dieci anni - ha ricordato il segretario generale della Fiba Cisl, Giuseppe Gallo - e ha funzionato molto bene, per di più in un settore, quello del credito che si è ristrutturato ancora di più dell'industria, mantenendo un prezioso equilibrio sociale". E del Fondo c'è ancora bisogno, ha assicurato Gallo. "Grazie al fondo emergenze - ha puntualizzato il leader della Cisl - possiamo offrire anche ai giovani che non hanno ancora raggiunto i requisiti del prepensionamento, un sostegno al reddito nella misura dell'80% dello stipendio per due anni e soprattutto, come è accaduto per gli esuberi del Gruppo Delta, riqualificazione e ricollocazione attraverso società di outplacement".
Per trovare una soluzione ai problemi del Fondo esuberi, come ha rammentato Agostino Megale, segretario generale Fisac Cgil, "è stata messa all'opera con l'ultimo incontro del 25 gennaio con l'Abi, la commissione tecnica che lavorerà nel mese di febbraio e che ha già fissato tre incontri. Posso solo confermare - ha aggiunto - che è evidente che questa stessa proposta da noi già avanzata, respinta dall'Abi e oggi invece accolta, segnala che come sindacato avevamo ragione nel volere approfondire un tema che per essere affrontato ha bisogno di valutare tutte le implicazioni tecniche, a partire da come ripartire la maggior pressione impositiva determinatasi dopo il 2007".
Sul contratto nazionale, inoltre, i bancari potrebbero essere il banco di prova per una terza via della contrattazione. "Avevamo chiesto all'Abi - ha precisato Megale - che le regole della contrattazione fossero definite nell'ambito del contratto stesso e l'Abi ci ha risposto che pur non condividendo la nostra impostazione, prende atto della nostra richiesta e che il riferimento per i rinnovi è quello del protocollo del luglio '93. Da un lato - ha aggiunto Megale - apprezzo il fatto che l'Abi ha dichiarato di non condividere né il modello contrattuale proposto da Federmeccanica né quello proposto dalla Fiat. E dico che, mentre è apprezzabile la ricerca di regole condivise, tali regole non solo dovranno essere definite all'interno del nuovo contratto, ma dovranno anche essere capaci di guardare oltre l'esperienza dell'intesa separata del gennaio 2009 e oltre il pur lontano protocollo del luglio del 1993. Servono regole unitarie capaci di difendere il potere d'acquisto dei salari dall'inflazione reale con contratti pienamente applicati, senza necessità di deroghe ai contratti".
Tuttavia, c'è chi vede nella mossa dell'Abi "un fatto che divide e non unisce i sindacati". È Lando Sileoni, segretario generale della Fabi, sigla sindacale autonoma dei lavoratori del credito. "Noi siamo abbastanza neutrali di fronte alla scelta delle modalità da seguire nella contrattazione - ha sottolineato -, ma l'Abi ha formalizzato una scelta di un quadro riferito al protocollo del 1993 che magari può non piacere a qualcuno. E il pericolo è che si perda tempo - ha avvertito - 'scavallando' nel rinnovo anche il 2011, e perdendo in pratica anche un anno di aumento salariali".
E sul Fondo esuberi Sileoni ha affermato: "Dobbiamo difenderlo, ma senza assolutamente accettare i licenziamenti 'mascherati' a livello di sistema. Possiamo pure trovare un punto comune sull'entità del trattamento economico e comunque - ha concluso - i gruppi bancari si devono gestire autonomamente le crisi e gli esuberi, senza nessuna imposizione dall'alto".
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