LaborandiSezione OrientamentoSezione FormazioneSezione Lavoro

Master in gestione Risorse Umane (HR) - Ed. 2012 - Gruppo Major Bit
Sono aperte le iscrizioni. Scarica il programma






Visualizza articolo: Regione Sicilia: avviso comune sindacati-imprese mette in mora governo

ViviEnna.it 16 Dicembre 2010

Con un “avviso comune” che ha al centro dodici linee di indirizzo per la promozione dello sviluppo e dell’occupazione in Sicilia, un fronte comune di 15 sigle tra associazioni sindacali e imprenditoriali, ha di fatto messo in mora, stamattina, il governo regionale. Affinché, informa il documento, l’esecutivo faccia presto a definire, mediante concertazione, «obiettivi strategici e tappe intermedie, strumenti da utilizzare, tempi entro cui operare, verifiche e relative sedi». Il cartello economico e sociale comprende Confindustria, Confapi, Cgil, Cisl e Uil, Confcooperative, Lega Coop, Confagricoltura, Cia e Rete Imprese Italia con Casartigiani, Claai, Cna, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti. L’avviso comune prende le mosse, fanno sapere le 15 sigle, dalla “mancanza di strategie di sviluppo della politica regionale”. Tant’è che, rilevano le associazioni, “la manovra economica e finanziaria non contiene interventi utili all’economia reale”. Semmai, “sono troppo pesanti le operazioni di tipo assistenziale come i cantieri di lavoro”. E non s’intravede una “significativa azione di riqualificazione della finanza pubblica”. Il documento, oltre che al governo della Regione, si rivolge alle forze politiche presenti all’Ars. Si apre con un’analisi del “quadro di riferimento” economico e sociale (cadono Pil e occupazione eppure le addizionali Irpef regionale e comunali e l’Irap sono le “più elevate” del Paese). Prosegue con l’illustrazione delle dodici linee di indirizzo. Sono: operazione-verità sulla finanza regionale; efficienza e stabilità della macchina amministrativa; risorse straordinarie per lo sviluppo; trasparenza e semplificazione amministrativa; occupazione; infrastrutture e grandi progetti; ritardi dei pagamenti; formazione; produzione di energia da fonti rinnovabili; acque e rifiuti; politiche sociali e sociosanitarie e credito. In pratica, precisa il cartello, le questioni poste sono “riconducibili a pochi, essenziali elementi”. Ossia, che il futuro della Sicilia richiede: che sia aumentata la capacità del territorio di attrarre investimenti privati extraregionali; e che la spesa dei fondi Ue e statali per un verso, quella sociale per un altro, siano concentrate su pochi obiettivi, non disperse né frammentate.



IL DOCUMENTO INTEGRALE

CONFINDUSTRIA, CONFAPI, CGIL, CISL, UIL, RETE IMPRESE ITALIA (CASARTIGIANI, CLAAI, CNA, CONFARTIGIANATO, CONFCOMMERCIO, CONFESERCENTI), CONFCOOPERATIVE, LEGA COOPERATIVE, CONFAGRICOLTURA, CIA



STRUTTURE REGIONALI DELLA SICILIA

Le scriventi organizzazioni regionali, rappresentative dei lavoratori dipendenti e delle imprese, vista la gravità della situazione economico-sociale, ritengono necessario impegnare il Governo della Regione Siciliana sulle questioni indicate nel presente

AVVISO COMUNE





IL QUADRO DI RIFERIMENTO

Molto probabilmente quest’ultimo biennio sarà ricordato come uno dei più difficili per il sistema economico e sociale regionale. La crisi internazionale non ha risparmiato la Sicilia, seppure nella nostra regione le cause vadano ricercate ed affrontate al di là della congiuntura.

Nel 2009 il PIL ha subito un calo del 4,8%, mai così negativo dagli ultimi quaranta anni. Il valore aggiunto dell’industria ha subito una flessione del 15,6% e, insieme a quello delle costruzioni (-12%), comporta una diminuzione dell’industria manifatturiera nel complesso pari al 27,6%. I consumi delle famiglie sono diminuiti del 2,4% e gli investimenti fissi lordi del 13,6%. Solo la spesa pubblica mantiene un profilo positivo.

Al terzo trimestre 2009 in Sicilia si sono persi 8.000 posti di lavoro nell’agricoltura, 22.000 nell’industria in senso stretto, 7.000 nelle costruzioni, e 19.000 nel commercio. Questi lavoratori chi li stabilizzerà mai se non si rimette al centro l’impresa?

I servizi, escluso il commercio, presentano un incremento di occupati di 17.000 unità, incremento che molto probabilmente è da ricercare nel settore pubblico allargato.

Nel 2009, per il terzo anno consecutivo, l’occupazione è scesa dell’1,1% (nel settore industriale la perdita di occupati è stata dell’1,9%). Il tasso di disoccupazione in Sicilia è il più alto d’Italia sfiorando quasi il 14%. Ma la situazione è ancora più preoccupante se si considera, come emerge dal rapporto sull’economia siciliana della Banca d’Italia, quel 20% di “lavoratori scoraggiati” che, avendo perso ogni speranza, non cercano più un’occupazione.

Le famiglie siciliane che si trovano sulla soglia della povertà relativa sono 480 mila, ovvero il 18% del totale delle famiglie disagiate.

Nel primo semestre del 2010 il ricorso agli ammortizzatori sociali in deroga ha fatto registrare un’impennata con richieste che hanno già superato quelle del 2009 e con l’anticipazione di 50 milioni di euro ricevuta dal Governo nazionale non si riesce a coprire l’impegno di spesa per le pratiche già approvate dalla Commissione Regionale per l’Impiego.

Il mantenimento dell’occupazione nel settore privato, che dovrebbe rappresentare una priorità per lo sviluppo della regione, sembra andare sempre più alla deriva.



La situazione finanziaria della Regione Siciliana e degli enti collegati necessita di provvedimenti che, oltre al rito della manovra finanziaria, comunque da approvare senza il ricorso all’esercizio provvisorio, diano sostanziali segnali di rigore e di discontinuità rispetto al passato nella gestione dissennata della spesa pubblica, perché il conto alla fine lo pagano sempre i lavoratori e le imprese (addizionale IRPEF regionale e comunale ed IRAP, le più elevate del resto del Paese).

COSA VOGLIAMO PER LA SICILIA?

Quello che vogliamo sta nelle dita di una mano:

- Vogliamo potere operare in un contesto in cui l’economia sana possa prosperare;

- Vogliamo che i nostri migliori talenti non siano costretti ad emigrare e che il futuro dei nostri figli non venga ipotecato, lasciando senza speranza loro e il nostro territorio.

- Vogliamo un territorio in cui le distanze non siano delle barriere e che non ci facciano sentire “isole nell’isola”;

- Vogliamo potere credere in una Regione dove responsabilità, merito e bene comune soppiantino assistenzialismo, clientelismo e interessi particolari;

- Vogliamo presentarci al Paese con le carte in regola e la dignità di essere siciliani.

Come intervenire per raggiungere questi obiettivi?

Consapevoli della gravità della situazione, riteniamo indispensabile agire secondo le seguenti linee:

1.1. Operazione Verità sulla finanza regionale
Il quadro macroeconomico su esposto è noto, ed impone una riflessione e l’avvio urgente di un piano di interventi per dare slancio al sistema economico regionale ed evitare il rischio d’implosione del sistema, rischio che è dietro l’angolo (le entrate correnti nel DPEF sono stimate ottimisticamente per il 2011 in diminuzione di 518 milioni di euro).

Ma a quel quadro manca un pezzo: quello della reale situazione finanziaria della Regione Siciliana e di tutti gli enti collegati. Su questo punto è indispensabile che le forze politiche acquisiscano la consapevolezza di non poter più mistificare i dati, mettendo in atto una “operazione verità” nei confronti dell’opinione pubblica siciliana che renda trasparente il bilancio della Regione così come l’indebitamento del settore pubblico allargato e spieghi quali siano le risorse su cui si può veramente contare. L’attuale manovra finanziaria non aggredisce i nodi della crisi e nasconde un disavanzo che nella realtà è superiore rispetto a quanto viene rappresentato.

L’operazione verità, alla luce dell’attuazione del federalismo fiscale, non può più attendere ed è la prima vera azione di responsabilità che una classe politica deve compiere, perché qualunque azione amministrativa deve essere legata ai reali dati di bilancio.

1.2. Efficienza e stabilità della macchina amministrativa
Il riassetto della macchina deve poter avvenire con la riorganizzazione dei vari servizi assegnando i posti chiave della pubblica amministrazione in relazione a precise competenze, a prescindere dalla subordinazione all’appartenenza politica.

L’assunzione di responsabilità precise, il pieno rispetto dei cronogrammi prestabiliti e le adeguate sanzioni in caso di non raggiungimento degli obiettivi sono i pilastri su cui fondare l’efficienza della macchina burocratica amministrativa. A questo tema va data una risposta in tempi rapidi.

Senza una squadra coesa, professionale, competente e motivata, che non cambi con cadenze umorali, non si può nemmeno cominciare a parlare di politiche di sviluppo. E’ finito il tempo in cui si pensava che comunque l’economia sarebbe andata avanti da sola, senza un indirizzo strategico o senza una visione lineare da parte della politica.

1.3. Risorse straordinarie per lo sviluppo
Si può immaginare uno sviluppo senza il settore manifatturiero e senza le altre componenti del sistema produttivo (cooperazione, commercio, artigianato, agricoltura, etc.) o si vuole continuare a reggere un sistema regionale che ha come quota preponderante quella dei servizi pubblici allargati (Sicilia 34% contro 13% della Lombardia)?

E’ chiaro che le inefficienze e le diseconomie di ogni singolo segmento si scaricano sull’intero sistema.

Alla fine del 2010, ad oltre tre anni dall’avvio del Programma FESR, il livello di spesa certificata è bloccato al 6,7% (403,8 meuro) e gli impegni al 10,8% (681,8 meuro). Nel 2010, rendicontando ancora circa 65 milioni di euro, si sfuggirà al disimpegno, ma nel 2011 occorrerà rendicontare 978 milioni di euro, il tutto considerando i limiti imposti dal patto di stabilità.

Tale rendicontazione non dovrà essere però solo un fatto contabile, rastrellando progetti sponda anche di importi irrisori da questo o da quell’altro ente regionale o locale, con il solo scopo di fare spesa. Mai come ora si avverte l’esigenza di avere spesa pubblica di qualità, per infrastrutture materiali e immateriali, per la crescita del settore produttivo, per servizi che possano migliorare la qualità della vita dei cittadini.

Non è solo la classifica del Sole 24 ore che relega le città siciliane agli ultimi posti; sono i cittadini siciliani che si sentono ormai cittadini di serie B e toccano con mano, tutti i giorni, le inefficienze nel settore dei rifiuti, nella manutenzione ordinaria delle strade, nell’erogazione di servizi primari, asili nido ed edilizia scolastica, e l’assenza di qualsiasi idea per incidere sulle politiche di contesto.

Il ritardo del Programma FESR e degli altri Programmi Operativi, FSE e PSR, non riguarda solo la questione economica, ma soprattutto la visione strategica. Infatti, mentre in Sicilia si arranca sull’attuazione del Programma, cercando di porre rimedio alle criticità ed agli errori del passato, in Europa il dibattito è ormai concentrato su quello che succederà dopo il 2013. L’insuccesso della Sicilia si ripercuote su tutto il Paese e, più in generale, sulla politica di Coesione, rafforzando le posizioni negative dei paesi del Nord Europa, restie ad allocare risorse per politiche di sviluppo su regioni che hanno prodotto risultati fallimentari su tre periodi di programmazione.

Senza le carte in regola, pertanto, si giustificano le posizioni integraliste di chi ci accusa di inefficienza e vuole stornare le risorse altrove.

L’opera di riprogrammazione in atto dovrà tenere conto imprescindibilmente delle preoccupazioni della Commissione Europea sottolineate duramente nel corso dell’ultimo Comitato di Sorveglianza. Sono le stesse preoccupazioni reiterate più volte dal partenariato economico-sociale con il quale, invece, è essenziale instaurare una vera concertazione.

In particolare, è essenziale che il Programma riveda e renda più efficienti gli interventi per il rilancio dell’economia ed il sostegno delle imprese.

Bisogna, inoltre, distinguere tra funzione legislativa ed amministrativa ed eliminare il meccanismo farraginoso previsto dall’art.65 della l.r.9/2009, così come era già stato stabilito nel corso del Comitato di Sorveglianza del dicembre 2009.

Le stesse considerazioni vanno fatte sul Fondo Sociale Europeo, sul PSR, sul FEP e OCM agricola, così come è necessario stabilire un forte coordinamento fra i Fondi che, al di là della quantità della spesa, sappia gestire oculatamente la qualità degli interventi.

Infine, sui Fondi FAS e sugli APQ va applicata la stessa “operazione verità” che si richiede per la situazione finanziaria della Regione Siciliana.

E’ chiaro che la legge di stabilità finanziaria non può non prevedere investimenti immediati tesi ad attivare un piano straordinario per il lavoro finalizzato a far ripartire la nostra economia.

In tal senso, occorre prevedere, oltre che investimenti per le infrastrutture, interventi immediati a favore degli enti locali per la manutenzione del patrimonio pubblico, certamente da non realizzare con i cantieri di lavoro.



1.4. Trasparenza e semplificazione amministrativa
Si discute da anni di semplificazione amministrativa. Per ottenere un’autorizzazione, le imprese continuano ad essere costrette a percorrere una corsa ad ostacoli, impiegando mesi, o piuttosto anni, per seguire iter autorizzativi imposti da una burocrazia ridondante e da un’amministrazione pubblica autoreferenziale, che dovrebbe invece poter valorizzare le competenze ed il merito di risorse umane, che pur sono presenti nell’amministrazione di questa Regione.

Si reputa pertanto necessario provvedere all’applicazione in ambito regionale del nuovo regolamento per la semplificazione ed il riordino della disciplina sullo sportello unico per le attività produttive (SUAP).

Forse si potrebbe accettare un sistema amministrativo pubblico costoso, ma competente ed efficiente. In Sicilia invece è troppo numeroso, costa troppo, è inefficiente e concorre ad innalzare oltre ogni limite ragionevole i costi dell’intermediazione politica.

Assieme a equilibrate operazioni di delegificazione, occorre quindi definire appositi provvedimenti amministrativi volti a risolvere questa criticità.

1.5. L’occupazione
Sul fronte delle politiche attive del lavoro il Governo regionale si è espresso con annunci che non hanno avuto nessun seguito operativo.

In questi ultimi anni, sono stati emanati alcuni provvedimenti normativi per favorire la nuova occupazione, preceduti e seguiti da annunci stampa che hanno creato aspettative illusorie negli operatori economici. Ad oggi nessuno di tali provvedimenti risulta essere operativo.

L’amministrazione regionale non può permettersi, soprattutto in questo momento storico, di continuare ad operare come se il tempo fosse una variabile indipendente. Piuttosto che utilizzare l’espediente di inconcludenti effetti annuncio, deve essere conseguente. Creare false aspettative è un’azione irresponsabile perché, al di là degli evidenti danni economici diretti che ne conseguono, dà luogo alla perdita di credibilità nei confronti del sistema regionale, fa emergere i presupposti per la fuga delle imprese e scoraggia gli investimenti.



1.6. Le infrastrutture e i grandi progetti
In un momento in cui le risorse si assottigliano, bisogna assumere decisioni concrete su cosa si può effettivamente fare, su cosa non si può fare e sui tempi, tempi veri. L’indeterminatezza su ciò che si vuole fare aggrava il gap infrastrutturale rispetto alla media del Paese.

Alcune criticità sono da risolvere con estrema urgenza:

- è necessario chiarire e definire rapporti precisi con alcuni soggetti attuatori (ANAS ed RFI) relativamente al rispetto di tempi di progettazione, agli appalti e alla realizzazione dei lavori;

- occorre prevedere una modifica del Fondo di progettazione. Infatti, quasi nessun ente pubblico, a causa della mancanza di risorse, è in grado di presentare progetti definitivi. Da questa criticità non sono esenti neanche i Grandi Progetti previsti dalla programmazione comunitaria.



1.7. Ritardi dei pagamenti
L’ammontare dell’indebitamento nei confronti delle imprese da parte del settore pubblico allargato è stimato tra i 5 ed i 6 miliardi di euro. E’ una massa di crediti vantati dalle imprese che mette in crisi (come se non bastasse quella economica) il capitale circolante delle imprese, compromettendo il rapporto con il sistema bancario.

A fronte di un’evidente mancanza di risorse, vanno studiate adeguate misure che diano valore di bancabilità a tali crediti.



1.8. La formazione
La valorizzazione delle risorse umane e la formazione delle maestranze devono essere sostenute con strumenti adeguati ai fabbisogni formativi dei lavoratori e delle imprese. Da anni viene annunciata la riforma del settore, ma ancora la Regione non ha il coraggio di affrontare con determinazione il problema e risolverlo definitivamente. Certamente non aiuterebbe a varare, nel 2011, adeguati provvedimenti riformatori una insufficiente copertura dei costi e nel complesso non si comprende il motivo per cui non si procede a tale riforma, considerando che le parti sociali sono d’accordo ad attuarla ed hanno anche promosso manifestazioni a sostegno di questa richiesta. Il Fondo Sociale Europeo non può diventare lo strumento per incrementare ulteriormente il settore, come già avvenuto con gli sportelli multifunzionali.



1.9. La produzione di Energia da Fonti Rinnovabili
E’ un paradosso che la nostra regione, che dovrebbe porre questo tema al centro delle proprie strategie di sviluppo, sia sostanzialmente bloccata e condizionata dalla politica.

Gli impianti di produzione da fonti rinnovabili installati nei comuni italiani sono più che raddoppiati negli ultimi anni.

In Sicilia, il Piano Energetico fornirebbe una grande opportunità di sviluppo, se il suo percorso non fosse fortemente compromesso dalle lungaggini dei tempi autorizzativi. A tal riguardo è determinante il completamento delle maglie della rete di trasmissione, per cui è vincolante il rilascio tempestivo delle autorizzazioni da parte della Regione per la costruzione dei nuovi elettrodotti.

Incredibilmente, perfino la Lombardia ha livelli di sviluppo sul fronte delle energie rinnovabili, e del fotovoltaico in particolare, decisamente maggiori della Sicilia.

10. Acque e Rifiuti

Le due ultime programmazioni dei fondi strutturali avevano appostato ingenti risorse sul tema dell’ammodernamento della rete idrica, ma ad oggi non si registrano miglioramenti significativi.

Inoltre, esiste una procedura di infrazione sulla depurazione. La Giunta ha deliberato di accantonare una parte di risorse liberate (1,3 miliardi circa) per effettuare le opere che risolvano lo stato di infrazione ma, ancora una volta, non ci sono tempi certi.

Sui Rifiuti, è sotto gli occhi di tutti il grave stato di emergenza in cui versa l’intero territorio regionale e quanto adottato finora, rispondente a logiche lontane dal bene comune, ha solo peggiorato la situazione.

Nei fatti, la Regione non è ancora riuscita a varare un Piano coerente per la gestione integrata dei rifiuti, nonostante questo adempimento sia ormai inderogabile, Piano che andrebbe condiviso con le parti sociali.

11. Politiche sociali, socio sanitarie

E’ necessario ricondurre a logica unitaria gli interventi su tali materie in modo da evitare duplicazioni, da una parte e contestuali carenze soprattutto nelle azioni di contrasto delle povertà.

Il superamento della frammentazione degli interventi deve essere posto in essere assieme ad un’azione integrata che favorisca il decentramento e la territorializzazione dei servizi socio sanitari accompagnando così la necessaria riforma del “pianeta sanità” verso il superamento della concezione centrata sugli ospedali.

12. Il Credito

La questione del credito non può essere affrontata, come paventiamo che stia accadendo, come un mero fatto contabile. Occorre avviare una specifica sede di concertazione con le parti sociali per condividere la riforma del sistema del credito agevolato regionale, allocando adeguate risorse finanziarie, valorizzando il ruolo dei Confidi e favorendo l’accesso al credito delle piccole e medie imprese.

*********

Le questioni sopra indicate sono sostanzialmente riconducibili a pochi essenziali elementi che devono sorreggere una vera ed efficace strategia di sviluppo:

■innalzamento dell’attrattività del nostro territorio per gli investimenti privati;
■concentrazione della spesa dei fondi extraregionali (U.E. e statali) per raggiungere obiettivi qualitativamente apprezzabili e coerenti con le esigenze dell’economia,
■concentrazione e razionalizzazione della spesa sociale per obiettivi di contrasto delle povertà e per favorire processi di ammodernamento della sanità.


METODOLOGIA

La scelta della concertazione è politicamente corretta, perché risponde alla necessità di giungere a una sintesi entro la quale ricomprendere le determinazioni comuni di:

- Obiettivi strategici e tappe intermedie;

- Strumenti da utilizzare;

- Tempi entro cui operare;

- Verifiche e relative sedi.

Il contenuto di quest’avviso comune, oltre che al Governo regionale, è rivolto a tutte le forze politiche, alle quali chiediamo di tenere conto delle criticità, dei suggerimenti proposti e della necessità di far presto.

Nello stesso tempo, le parti sociali assumono l’impegno a tenere, anche negli ambiti non negoziati, comportamenti corretti e funzionali al raggiungimento degli obiettivi definiti consensualmente.

Mostra tutte le news




Valid HTML 4.0 Transitional Valid CSSchi siamo | tutto laborandi | i nostri partners |  feed rss | i siti amici | privacy policy | termini di utilizzo
© Copyright 2007-2012