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il capoluogo 16 Dicembre 2010
Le sigle sindacali dei lavoratori di Abruzzo Engineering, diffondono un appello pubblico, inidirizzato anche a tutti i referenti istituzionali e politici del territorio abruzzese. La nota arriva dopo la decisione di mettere in liquidazione la società per provvedere, nelle intenzioni, alla costituzione di una newcompany attraverso la quale valorizzare parte delle risorse umane e delle competenze. Nel percorso di liquidazione ora però arrivano le prime lettere di licenziamento per molti dipendenti. Da ricordare che sulla società sono in corso due inchieste giudiziarie, condotte dai pm della procura dell’Aquila: Antonietta Picardi e David Mancini. La prima riguarda gli appalti per il terremoto, l’altra si riferisce alla vendita di Collabora spa alla Provincia dell’Aquila e vede coinvolto Vittorio Ricciardi, attuale direttore generale di Abruzzo Engineering.
Ecco il testo della nota che preannuncia un'assemblea aperta per il prossimo lunedì: “Abbiamo ricevuto una comunicazione del Presidente della società Abruzzo Engineering, Avv. Francesco Carli, con la quale il Presidente preavvisa il licenziamento di quasi la totalità dei lavoratori di Abruzzo Engineering.
Le motivazioni di tale scelta dipendono dall’eccessivo ritardo con cui si sta arrivando alla definizione dei lavori per i quali la società è impegnata, in particolare alle mancate proroghe dei lavori per il comune e per la provincia.
Ricordiamo che nella riunione avuta con il presidente della regione ed i capigruppo regionali, si è detto che l’avvio della liquidazione della società, per impegno del Presidente stesso della regione, non avrebbe compromesso le proroghe dei lavori in corso, condizione necessaria affinché si mantenesse l’impegno per la salvaguardia occupazionale.
Dopo la liquidazione è stato richiesto dalle strutture sindacali regionali un incontro con il Presidente della regione finalizzato a dare certezze alla liquidazione in corso, ad oggi non vi è stata nessuna risposta, forse il Presidente della regione ritiene che con la liquidazione della società il problema è risolto? Il 14 dicembre si è tenuto l’incontro con i liquidatori di Abruzzo Engineering, nel quale è stato condiviso un percorso finalizzato, sia al pagamento degli stipendi correnti ed arretrati, sia alle prospettive per mantenere l’impegno di salvaguardia dell’occupazione, sia per portare a compimento positivamente la liquidazione; nella riunione si è evidenziato che gli strumenti a disposizione dei liquidatori sono insufficienti per raggiungere tali obiettivi, condizione assolutamente indispensabile affinché la liquidazione mantenga gli impegni che gli sono stati dati dai soci è la proroga dei lavori incorso, che non dipende dalla liquidazione ma dalla politica.
Quanto detto nella comunicazione del Presidente della società, licenziamenti in quanto vi è il rischio reale che la società non abbia lavoro, rende questa liquidazione non valida rispetto agli obiettivi che gli sono stati assegnati, al punto che non escludiamo il ricorso alla magistratura se non ci saranno i dovuti chiarimenti da parte di tutti i soci. Da come si stanno sviluppando le cose, ufficialmente è stato detto che la liquidazione era funzionale alla soluzione dei problemi in cui versava la società, oltre ad aprire possibili soluzioni per l’occupazione dei dipendenti, mentre nella realtà questa liquidazione sta aggravando i problemi della società e per i dipendenti si prospetta il licenziamento; uno sviluppo che denota l’assoluta mancanza di serietà di chi si era assunto impegni precisi ed in modo ufficiale.
Per prendere forti iniziative che scongiurino le scelte che si stanno operando LUNEDI’ 20 dicembre 2010, ALL’AQUILA, DALLE ORE 16.00, PRESSO LA SALA ANCE terremo un’assemblea aperta alle forze politiche ed istituzionale, alla stampa ed alla città, sia per chiarire definitivamente come stanno le cose su Abruzzo Engineering, inoltre metteremo in piedi una serie di iniziative con manifestazioni in tutte le sedi della Regione Abruzzo, anche in quella di Roma dove è stata fatta la liquidazione, per dare un risalto nazionale alla vertenza; non escludiamo nemmeno manifestazioni presso le sedi della Presidenza del Consiglio, per sollecitarla a risolvere il problema di 193 lavoratori di cui gran parte terremotati, visto che il lavoro per questi lavoratori non manca.
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