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Ticinonline 15 Ottobre 2010
BERNA- Le donne che svolgono un'attività professionale continuano ad essere discriminate in Svizzera. Uno studio evidenzia che nel settore privato sussiste una differenza salariale non giustificata del 9,4% tra uomini e donne. Vi sono differenze fra i rami economici; il risultato migliore è per gli impieghi in seno alla Confederazione. A livello regionale è il Ticino a registrare lo scarto più sensibile.
Nel settore privato le discriminazioni salariali variano fortemente a seconda del ramo, si legge nella ricerca dell'Ufficio degli studi di politica del lavoro e di politica sociale (BASS) pubblicata oggi. La differenza più contenuta si ha nel settore della socialità e della sanità (4,2%), seguito da quello alberghiero e della ristorazione (4,8%).
Nell'informatica e nei servizi per le aziende gli autori dello studio hanno constatato uno scarto del 6,4% che non si spiega in base a qualifiche, posizione, età, compiti, grandezza dell'impresa, ramo o regione. Nell'insegnamento risulta il 7,9%. Una discriminazione sopra la media emerge per le banche e le assicurazioni (12,2%) e l'industria tessile e del cuoio (18,9%). Il divario minore è invece stato calcolato per l'amministrazione federale e le aziende controllate dalla Confederazione (3,5%).
Tendenzialmente la differenza salariale è inferiore nei rami in cui lavorano più donne che uomini, spiegano i ricercatori. Divergenze emergono anche in base alle regioni: la discriminazione minore si ha nella regione del Lemano (7,9%). Un valore sotto la media risulta anche per l'Espace Mittelland (8,9%), mentre a Zurigo è mediamente del 9,7%. Percentuali più alte si trovano nella Svizzera centrale (9,8%), in quella nordoccidentale (10,6%) e in quella orientale (10,8%). Il valore più alto è stato registrato in Ticino (12%).
Il BASS ha condotto lo studio su mandato dell'Ufficio federale di statistica (UST) e dell'Ufficio federale per l'uguaglianza fra donna e uomo (UFU). La ricerca si basa sulla rilevazione svizzera della struttura dei salari 2008. Gli autori distinguono tra la differenza salariale complessiva, che tiene conto di fattori spiegabili, e la discriminazione che non può essere motivata obiettivamente.
Stando all'UST il divario salariale è diminuito dal 1998, ma dal 2006 al 2008 è nuovamente un po' aumentato. La Costituzione federale garantisce alle donne la parità salariale per lo stesso lavoro, e la Legge federale sulla parità dei sessi vieta qualsiasi tipo di discriminazione delle donne.
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