|
my catanzaro 11 Ottobre 2010
http://www.mycatanzaro.it/area/news_ins.aspIn questi ultimi periodi la cronaca ci ha riportato azioni di protesta estrema di una categoria, gli insegnanti, che dovrebbe essere il fiore all’occhiello di un paese moderno. Il tutto mentre si discute del tagli alle Università e della grande incertezza dei ricercatori. Proprio sul binomio inscindibile, formazione e innovazione, ha fornito le sue valutazioni nel corso di un convegno – studio l’economista calabrese Lilia Infelise. “Seguo con grande preoccupazione – ha sottolineato - la questione dei tagli alle Università ed il crescente disagio degli insegnanti precari. Argomenti tutti che hanno fatto levare la voce dei ricercatori di atenei prestigiosi quali Bologna, la Sapienza di Roma ed il nostro ateneo più importante, UNICAL. Investire in educazione significa costruire un futuro miglior; risparmiare in educazione si rivela nel tempo molto costoso. Il nostro paese non pare averlo capito. I governi devono espandere i propri sistemi educativi ed impegnarsi per un’alta qualità dell’educazione ed in particolare per quella universitaria se vogliono assicurare una crescita economica di lungo periodo”. L’economista ha quindi tracciato il quadro proposto dal rapporto “Education at Glance” presentato due settimane addietro dal segretario generale dell’OCSE. “Da tale rapporto – ha proseguito la Infelise – si evince che investire in educazione porta benefici per la finanza pubblica. Purtroppo ciò che non si è compreso è che un sistema formativo di eccellenza, soprattutto a livello della formazione post scuola secondaria, è non solo un formidabile produttore di capitale, generatore di reddito dove i laureati lavoreranno, ma anche uno dei settori produttivi di punta di una economia avanzata. Oggi i giovani scelgono la propria sede di studi vagliando una ricca offerta internazionale ed i paesi più lungimiranti sono impegnati a rendere sempre più attraenti l’offerta di alta formazione”. Ma cosa ha bisogno, a tal proposito, il nostro Paese ed in primis il Mezzogiorno d’Italia? Secondo Lilia Infelise, “Il Mezzogiorno d’Italia ha urgente bisogno non di tagli, bensì di un massiccio investimento di risorse economiche e di intelligenze destinate allo sviluppo di un sistema educativo (scuola, università e sistema dell’apprendimento permanente) fortemente incardinato alle politiche della ricerca e innovazione. Occorre un solido investimento per dotare il sistema educativo di una consistente e qualificata funzione di ricerca e sviluppo e creare un sistema di professionalità adeguata ad operare non solo nelle funzioni di insegnamento, ma anche in funzioni di ricerca e ingegneria dell’apprendimento e quindi di monitoraggio e valutazione. Il tutto senza dimenticare che la crisi economica e finanziaria del Mezzogiorno ha avuto un impatto particolarmente forte sui giovani con basso livello di istruzione”. L’economista, nell’approfondire l’analisi sul precariato, ha evidenziato come lo stesso non va d’accordo con l’investimento in risorse umane. “Quando il precariato stesso – ha specificato – riguarda per decenni i docenti, già ampiamente sottopagati, dobbiamo arrenderci all’evidenza di un patrimonio che si è necessariamente deteriorato. Non è allora possibile limitarsi ad invocare la stabilizzazione dei precari, ma occorre invece pensare a proposte ben più coraggiose, ambiziose. Non si tratta solo di utilizzare bene le risorse, ma anche di proporre e sapere negoziare consensi, programmi e destinazioni di risorse che rispondano ai nostri bisogni”.
|