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La Gazzetta del Mezzogiorno 30 Settembre 2010
MELFI (POTENZA) - Il ricorso della Fiom sulle modalità con cui la Fiat aveva attuato il reintegro dei tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) licenziati nel luglio scorso è stato dichiarato "inammissibile" dallo stesso giudice del lavoro che aveva emesso il provvedimento di annullamento dei licenziamenti.
L'udienza durante la quale la Fiom aveva presentato la sua istanza si è svolta il 21 settembre scorso. Il sindacato aveva contestato la decisione della Fiat di riammettere i tre licenziati permettendo loro di svolgere attività sindacale ma non di tornare a lavoro sulle linee produttive.
In una nota, i legali della Fiat hanno evidenziato che «nel dichiarare inammissibile l'istanza della Fiom, il Tribunale di Melfi ha confermato trattarsi di richiesta estranea al nostro ordinamento processuale sottolineando che la stessa costituisce "tentativo, che oltrepassando i limiti dell’analogia, si caratterizza per essere un’iniziativa creativa e di politica legislativa, inibita all’ordine giudiziario"».
FIOM PREPARA ISTANZA A GIUDICE ESECUZIONE
La Fiom-Cgil presenterà domani un’istanza al giudice dell’esecuzione del Tribunale di Melfi (Potenza), «per la definizione delle modalità di attuazione» del decreto di reintegro emanato ad agosto dal giudice del lavoro, Emilio Minio, nei confronti dei tre operai dello stabilimento di Melfi della Fiat, licenziati nello scorso mese di luglio perché accusati di aver ostacolato le produzioni bloccando un carrello durante uno sciopero. Lo si è appreso dai legali della stessa Fiom.
«Il giudice del lavoro – ha spiegato l’avvocato Lina Grosso - ha dichiarato inammissibile la nostra istanza, dichiarandosi incompetente, perché non in presenza di un provvedimento di natura cautelare. Stiamo già preparando l’atto di precetto da presentare domani mattina al giudice dell’esecuzione del Tribunale di Melfi, per ottenere i necessari chiarimenti sulle modalità del reintegro dei tre lavoratori».
OPERAI: DECISIONE DI OGGI NON CAMBIA NULLA
Il fatto che il giudice del lavoro del Tribunale di Melfi (Potenza), Emilio Minio, abbia dichiarato “la propria incompetenza a definire le modalità di attuazione del decreto di reintegro da lui emesso, non cambia nulla”: lo hanno detto Giovanni Barozzino e Antonio Lamorte, due dei tre operai dello stabilimento di Melfi della Fiat – che sono anche delegati della Fiom – licenziati a luglio.
“Siamo di fronte – ha evidenziato Barozzino – ad un tentativo degli avvocati della Fiat di prendere tempo attraverso cavilli legali. Per noi si tratta soltanto di ripresentare l'istanza al giudice dell’esecuzione e di attendere la sua decisione sulle modalità di reintegro. Come dal primo momento - ha aggiunto – confidiamo nella magistratura”.
“A differenza della Fiat – ha sottolineato Lamorte – ci atteniamo alle decisioni del giudice. Quella della competenza è una questione controversa, sulla quale la stessa giurisprudenza si sta interrogando da tempo. Non potevamo rimanere nel limbo e quindi abbiamo deciso – ha spiegato l’operaio – di rivolgerci inizialmente al giudice che ha emanato il provvedimento di reintegro nei nostri confronti. Dopo che quest’ultimo si è dichiarato incompetente, allora, con tranquillità, già da domani porteremo avanti le nostre iniziative legali presentando l'istanza al giudice dell’esecuzione”.
FIOM: OGGI GIUDICE NON E' ENTRATO NEL MERITO
La Fiom Basilicata «prende serenamente atto del provvedimento con cui, ritenendosi incompetente, il Giudice del Lavoro del Tribunale di Melfi, Emilio Minio, ha dichiarato l’inammissibilità dell’istanza proposta davanti allo stesso con la quale si chiedeva di specificare le attività idonee a dare concreta e piena attuazione all’ordine di reintegro dei lavoratori licenziati dalla Sata».
In una nota, il sindacato ha evidenziato che «si tratta di una pronuncia di natura meramente processuale, che non entra nel merito delle nostre richieste e con la quale si dà comunque atto che esistono diverse opinioni sugli strumenti eventualmente utilizzabili e relativamente al Giudice che debba decidere sull'istanza della Fiom».
«Tale decisione – è scritto nel comunicato – nulla toglie al fatto che Sata è stata e continua ad essere inottemperante all’ordine di reintegrazione, non avendo consentito a Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli di poter riprendere effettivamente il lavoro (come auspicato dal Presidente della Repubblica, Napolitano, e dal Presidente della Cei, Bagnasco). Conseguentemente la Fiom seguirà tutte le altre strade e utilizzerà i diversi strumenti processuali per conseguire il risultato dell’effettiva reintegrazione».
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