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lecce 03 Settembre 2010

Centinaia di lavoratori davanti al cancello della British American Tobacco, per protestare contro la possibile chiusura della sede, da trasferire in Romania. In mattinata l'incontro in Prefettura


LECCE - Fino a pochi giorni prima delle ferie estive avevano lavorato serenamente, facendo ore e ore di straordinario e raggiungendo tutti i premi di produzione. Al loro rientro, poi, la comunicazione della possibile chiusura della sede leccese della British American Tobacco, a favore di una sua delocalizzazione in Romania, arrivata come un fulmine a ciel sereno. I cinquecento lavoratori della Bat, ex Manifattura Tabacchi, rischiano ora il loro posto di lavoro, perché, come si legge nella lettera inviata dall’azienda, non sarebbero competitivi riguardo al costo, in confronto agli altri stabilimenti in Europa. Meno dispendioso sarebbe, infatti, impiegare lo stesso numero di operai in Romania, dove i salari sono decisamente più bassi.

Per il momento niente di più specifico è stato comunicato per via ufficiale, ma il documento diffuso il 1° settembre, relativo al piano di ristrutturazione europeo avviato dalla Bat, ha messo in agitazione operai e sindacati, che si sono riuniti stamattina davanti ai cancelli dello stabilimento per difendere il loro impiego. “Vogliamo solo lavorare”, gridavano in coro, ma le porte della British American Tobacco non si sono mai aperte, nessuno è uscito per spiegare le posizioni dell’azienda, che ha intenzione di intraprendere un’analisi locale della durata di circa un mese per studiare possibili soluzioni alternative alla chiusura.

Lo stabilimento leccese, aperto dal 1812, ultimo in Italia dopo la chiusura delle altre sette sedi, rischia, quindi, di chiudere i battenti per riaprirli all’estero, in un Paese dell’Est. Un duro colpo per il Salento, già martoriato dall’alto tasso di disoccupazione. Un sentiero già tracciato, tra l’altro, dal calzaturificio Filanto, di Casarano, una delle prime aziende italiane a delocalizzare in Albania, con pesanti ripercussioni sul lavoro dei dipendenti italiani, costretti alla cassa integrazione.

Ma gli operai non sono disposti ad accettare questa sorte e, dopo la prima tappa di stamattina, si sono spostati presso la Prefettura di Lecce, dove una delegazione di lavoratori chiederà di incontrare le autorità competenti, per cercare il sostegno delle istituzioni.

Intanto anche il Centro per i diritti del cittadino si è schierato dalla loro parte, diramando un comunicato di solidarietà. “Siamo vicini a tutti i dipendenti della Bat, agli operai, ai lavoratori che con sacrificio e, a volte, in condizioni lavorative non facili, hanno portato avanti le sorti di un’azienda che si fregia di contribuire alla crescita sociale e di alimentare lo sviluppo economico - commenta Alessandra De Giorgi del Codici - e condividiamo l'ansia, l'angoscia e la preoccupazione con cui i lavoratori devono, a ragione, fare i conti in queste ore. Ci auguriamo che i dirigenti della Bat vaglino tutte le possibili soluzioni alternative alla chiusura, lasciando nulla di intentato. Le Istituzioni, il mondo politico locale e regionale sia vicino con fatti e non con meri spot autocelebrativi ai lavoratori e alle loro famiglie”.

Il presidente Gabellone incontra sindacati e lavoratori

Intanto, nel corso della mattinata, il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, ha ricevuto e incontrato a Palazzo Adorno le organizzazioni sindacali ed una nutrita rappresentanza dei lavoratori della “British American Tobacco”, che nel corso della giornata avevano manifestato dinanzi alla Prefettura, rappresentando tutte le difficoltà della loro impegnativa vertenza occupazionale.

Gabellone, convinto che “tutte le istituzioni debbano perseguire insieme ogni strada praticabile per evitare la chiusura dell'imponente complesso industriale del capoluogo salentino”, ha raccolto l'invito dei sindacati e dei lavoratori ad "avviare contatti con la Prefettura di Lecce, con la Regione Puglia e con il Governo nazionale, affinché si possa in tempi assai brevi arrivare ad un tavolo istituzionale unico, al quale sarà chiamata a partecipare anche la multinazionale statunitense".

Nelle prossime ore, saranno stabilite la data e l’ora dell'incontro. “Dobbiamo fare in modo – sostiene Gabellone – che le istituzioni si incontrino tutte e sostengano le ragioni della permanenza della Bat nel Salento in maniera compatta; il territorio deve difendere a denti stretti questa realtà economica fondamentale alla sussistenza economica e alla sopravvivenza di centinaia e centinaia di famiglie del Salento, di giovani alla prima importante occupazione quanto di meno giovani padri di famiglia il cui ricollocamento occupazionale in un'economia così in crisi sarebbe assai difficile”.

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