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Roma, (Labitalia) 26 Agosto 2010
- "Un contratto nazionale più largo e generale e un secondo livello effettivamente più diffuso". E' quello che auspica Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, in un'intervista al 'Corriere della Sera', precisando che questo è funzionale a "trovare un compromesso tra le ragioni del mercato e la condizione e i diritti dei lavoratori". Invece oggi, ribadisce il leader della Cgil "si chiedono contratti più piccoli - è il caso dell'auto - e non si allarga la contrattazione aziendale e territoriale, cosa che invece in molti contratti da noi firmati siamo riusciti a raggiungere: uno per tutti quello degli edili".
Epifani chiarisce meglio il significato di 'contratto nazionale più largo e generale': "Passare da 400 a qualche decina di contratti nazionali -spiega- che, in modo particolare sulle questioni degli inquadramenti e degli orari, abbiano norme meno specifiche, favorendo la gestione del secondo livello di contrattazione. Fermi restando l'universalità dei diritti fondamentali e la necesità di trovare un'intesa e poi una legge per far votare i lavoratori e misurare l'effettiva rappresentanza sindacale":
"Questa è -conclude il leader della Cgil- la strada del futuro se non si vuole tornare a 1.000 contratti di settore o di gruppo, con la relativa balcanizzazione delle normative e dei diritti o con un uso improprio delle deroghe contrattuali".
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