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Visualizza articolo: Scontro sui licenziamenti, Epifani: pretesti per intimorire

Il Gazzettino 21 Luglio 2010

«È uno stillicidio di atti contro il buon senso e contro ogni misura». Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, interviene sui licenziamenti della Fiat, l'ultimo dei quali ieri a Termoli dopo i tre di Melfi e un altro a Mirafiori, sostenendo che «è difficile non pensare ad un atto di ritorsione».

«La mia impressione - aggiunge Epifani - è che adesso la Fiat usi qualsiasi pretesto pur di provare ad intimorire o colpire lavoratori e delegati. E questo mi sembra inaccettabile nell'Italia e nell'Europa di oggi».

Il ricorso ai licenziamenti da parte del Lingotto nell'ultima settimana, «radicalizza lo scontro all'interno della Fiat proprio nel momento in cui la Fiat è impegnata in un piano di divisione societaria e di rilancio molto impegnativo. Un piano che richiederebbe il consenso di tutti, non lo scontro sociale», ha affermato ancora il segretario generale della Cgil. «Io continuo ad insistere con Fiat perché metta fine a questa situazione, perché rifletta», aggiunge il numero uno della Cgil.

«Oggi a Melfi la Fiom depositerà un ricorso contro Fiat per licenziamenti illegittimi e comportamento antisindacale. È questo un altro punto della vertenza con l'azienda, al centro di tutte le iniziative di mobilitazione organizzate per la settimana», ha annunciato intanto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. «Sono licenziamenti - ha detto Landini - fatti come rappresaglia verso i delegati e gli iscritti della Fiom dopo il mancato plebiscito a Pomigliano, in una logica intimidatoria».

Con quello di ieri a Termoli è salito a cinque il numero di operai licenziati dalla Fiat in una sola settimana e in quattro casi si tratta di delegati sindacali: tre della Fiom ed uno, quello di oggi, del coordinamento dello Slai Cobas. Giovanni Musacchio, del coordinamento provinciale dello Slai Cobas di Campobasso, è stato licenziato per aver partecipato a un presidio davanti al Giambattista Vico di Pomigliano, in occasione del referendum, pur essendo in permesso per motivi familiari. Ad "incastrarlo" ci sarebbe una foto in prima pagina sul quotidiano La Repubblica, che lo ritrae assieme ad un altro esponente del sindacato, davanti alla fabbrica. «Avevo chiesto un permesso per accompagnare mia figlia, che ieri ha compiuto due anni, dal pediatra - ha spiegato - nel pomeriggio ho
raggiunto i miei colleghi a Pomigliano».

I licenziamenti hanno portato la Fiom a indire due ore di sciopero per venerdì 23 luglio, e lo Slai Cobas, ad annunciare forme di protesta in tutti gli stabilimenti del gruppo. Ma i provvedimenti dell'azienda, secondo i sindacati interessati, hanno un unico filo conduttore: il 40 per cento dei "no" al referendum del 22 giugno scorso nello stabilimento di Pomigliano d'Arco, sull'accordo separato tra Fiat e sindacati. Un accordo siglato da Fim, Uilm, Fismic e Ugl, contestato dalla Fiom, unico sindacato a non firmare, e che ha visto scendere in campo, con la presenza ai seggi e una campagna per il "no", proprio lo Slai Cobas.

I licenziamenti sono partiti il 13 luglio, quando un delegato della Fiom di Mirafiori ha ricevuto il provvedimento per aver usato l'e-mail aziendale per diffondere un volantino di solidarietà agli operai di Pomigliano alla vigilia del referendum, da parte dei lavoratori di Tichy, lo stabilimento polacco dove attualmente si produce la Panda. Il 14 è stata la volta di tre operai del reparto montaggio della Fiat di Melfi Potenza), accusati dall'azienda di aver bloccato un carrello robotizzato, durante un corteo interno.

La raffica di provvedimenti in pochi giorni ha scatenato le reazioni dei sindacati, a partire dalla Fiom, che già la scorsa settimana parlava di «clima antidemocratico ed intimidatorio in Fiat»: due ore di sciopero per venerdì ed un incontro per il mercoledì successivo a Piazza Montecitorio con i gruppi parlamentari e con le forze politiche.

Lo Slai Cobas, invece, annuncia «iniziative in tutti gli stabilimenti», che saranno rese note nelle prossime ore, per protestare non solo contro i licenziamenti ed a sostegno di Musacchio, ma anche contro il piano Marchionne e contro il mancato pagamento dei premi di produzione. Vittorio Granillo, del coordinamento nazionale del sindacato di base, ha sostenuto che la Fiat «non riuscendo ad avere consensi, passa alla repressione nei confronti degli operai e dei sindacalisti». In questo clima di forte preoccupazione è ripresa, intanto, la produzione per tre giorni a Pomigliano d'Arco.

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