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Roma, (Apcom) 14 Luglio 2010
- In un momento di crisi economica, in molti, soprattutto gli antimilitaristi, chiedevano che la parata del 14 luglio fosse soppressa, visto che costerà circa 4 milioni di euro. Ma, anche a centinaia di chilometri dagli Champs-Elysées, in pochi vogliono rinunciare alle celebrazioni.
Il ministro Kouchner ha cancellato i festeggiamenti al Quai d'Orsay, ma ha specificato che non saranno aboliti quelli nei consolati e nelle ambasciate, perché il 14 luglio serve a "promuovere la Francia nel resto del mondo". Concerti, feste e soprattutto fuochi d'artificio sono stati organizzati in tutto il Paese, oltre a quelli che coloreranno il cielo di Parigi.
Pochi i sindaci che hanno deciso di rinunciarvi: il primo cittadino di Mennecy, Xavier Dugoin (Ump), ha scelto di annullare lo spettacolo di fuochi d'artificio per ragioni economiche. "Preferisco dare quei soldi (12.000 euro) alle scuole o alla nettezza urbana" ha dichiarato il sindaco.
Una decisione simbolica quanto marginale: i primi cittadini non vogliono privare la propria cittadinanza dei festeggiamenti. Secondo il quotidiano 'Le Parisien', che ha condotto una ricerca sui comuni con più di 10.000 abitanti, quasi nessuno ha rinunciato alle celebrazioni, nonostante la crisi. Anzi: secondo la prima cittadina di Morsang-sur-Orge, Marjolaine Rauze (partito comunista), proprio per il fatto che c'è la crisi non si deve privare la popolazione delle feste. Perché anche nei piccoli comuni francesi conoscono la locuzione latina "Panem et circenses".
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