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Milano, (Adnkronos) 05 Luglio 2010
- Generano fatturati colossali, bruciano occupazione, investono poco in ricerca e sviluppo. Sono le multinazionali del petrolio, fotografate dall'indagine sulle imprese multinazionali di R&S Mediobanca. L'industria dell'energia e del petrolio, secondo il rapporto, si e' affermata negli ultimi dieci anni quanto a fatturato sul totale delle multinazionali mondiali. Nel 1999 in Europa l'industria meccanica delle multinazionali generava la quota maggiore di fatturato (32%), mentre l'industria petrolifera era al 18%. Nel 2009 la meccanica e' scesa al 25%, mentre il petrolifero, spinto dal rialzo del prezzo del barile di greggio, e' salito al 33%.Situazione simile anche in Nord America, dove dieci anni fa la meccanica valeva il 30% del fatturato delle multinazionali e l'industria petrolifera il 17%. Oggi la meccanica e' al 22% e le grandi imprese del petrolio generano il 32% del fatturato. Ma ai maggiori volumi generati dall'industria petrolifera non e' corrisposta una crescita dell'occupazione: in dieci anni i posti di lavoro si sono ridotti del 7,7%, contro un incremento dell'occupazione del 9% per l'industria manifatturiera.
Altro sintomo della spinta eccezionale che l'aumento del prezzo del greggio ha impresso ai conti delle multinazionali petrolifere e' il valore aggiunto netto per dipendente, ossia la ricchezza prodotta dal singolo lavoratore con il proprio lavoro.
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