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Venezia. L’Arena 01 gIUGNO 2010

In Veneto il numero di occupati nella piccola impresa è calato del 2,9% nel primo semestre e dell’1,7 nel secondo semestre. Anche per la prima parte del 2010 ci si attende un dato negativo con una riduzione degli occupati del -1%. Questi sono alcuni dei risultati raccolti nella settima edizione del volume realizzato dalla Fondazione Leone Moressa «Osservatorio sull’occupazione italiana nella piccola impresa veneta», che ha evidenziato come ad essere stati maggiormente colpiti dalla crisi delle piccole imprese sono stati gli stranieri occupati: -5,3% la flessione nella prima parte del 2009 e -5,8% nella seconda.

L’edilizia e la produzione sono i settori che hanno attuato i maggiori tagli ai propri organici, mentre nei servizi, specie alle persone, la flessione è stata più contenuta. Nonostante le difficoltà dell’ultimo anno la piccola impresa veneta consolida il proprio ruolo di elemento di integrazione dei cittadini stranieri nel tessuto sociale regionale, dal momento che la quasi totalità degli occupati di origine straniera sono inquadrati con contratti di lavoro a tempo indeterminato.

La Fondazione ha inoltre approfondito la questione giovanile che si fa sempre più viva nel dibattito sociale nel nostro Paese. La crisi in Veneto ha lasciato senza lavoro 38,8% di giovani in più rispetto allo scorso anno e tra tutti i disoccupati il 51,1% è rappresentato proprio da giovani. Nell’ultimo anno il tasso di disoccupazione giovanile (15-34 anni) si sia attestato al 7,6%, contro il 3,4% fatto segnare dalla popolazione più adulta.

I giovani veneti occupati sono prevalentemente inquadrati con contratti di lavoro a tempo indeterminato (70,1% per i maschi e 68,2% per le femmine), sebbene occorra prestare particolare attenzione alla questione legata al precariato: tra tutti i giovani occupati, il 22,4% è precario e il dato sale al 31,8% se si tratta di donne.

Risulta molto difficile per i giovani riuscire a ottenere un contratto «stabile» se lavorano come dipendenti a termine o come collaboratori. Infatti, se i giovani a tempo indeterminato rimangono tali anche l’anno successivo, i giovani atipici solo in pochissimi casi ottengono la sicurezza contrattuale: in particolare coloro che nel 2008 erano a tempo determinato e nel 2009 hanno ottenuto il tempo indeterminato sono appena il 14%, mentre se si tratta di collaborazioni il dato si abbassa al 7,9%.

Preoccupante è anche il rischio di rimanere disoccupati: tra tutti i giovani senza lavoro, il 33,5% non l’ha trovato l’anno successivo, mentre per chi è tornato occupato lo ha fatto sottoscrivendo soprattutto contratti di lavoro a termine.

Il lavoro è la condizione necessaria per rendersi indipendenti dalla propria famiglia di origine: infatti chi vive da solo o in coppia per la quasi totalità dei casi lavora. Ma non è però condizione sufficiente: cioè coloro che vivono con i genitori pur avendo un’occupazione, sono il 53,9% dei giovani maschi e il 40,7% delle giovani donne che vivono ancora in casa.

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