LaborandiSezione OrientamentoSezione FormazioneSezione Lavoro

Master in gestione Risorse Umane (HR) - Ed. 2012 - Gruppo Major Bit
Sono aperte le iscrizioni. Scarica il programma






Visualizza articolo: Il Tekfestival 2010 parla di precariato

Agenzia Radicale 11 Maggio 2010

L'Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Precario, verrebbe da aggiungere. Il Tekfestival torna a parlare di questo tema urgente e di coloro, troppi, che sono costretti a subire tale condizione lavorativa. Giovanni Calamari, classe 1970, milanese, regista di docu-reportages e mini-fiction di attualità per Mediaset, vincitore del premio "Autori da Scoprire", ha presentato ieri sera al cinema Aquila il suo "Debito d'ossigeno", testimonianza diretta del silenzioso dramma del precariato.

Fulvia ha trentasette anni. E' romana ma vive nella provincia milanese col figlio di otto anni e sopravvive con i contratti a termine che riesce a trovare. E' laureata in restaurazione di beni culturali, ma purtroppo la sua passione non è redditizia e perciò deve accontentarsi di un lavoro nei vari call center per assicurare al piccolo Alekos una vita dignitosa e senza preoccupazioni. Il suo stipendio si aggira in media tra gli 800 e i 1000 euro al mese. L'affitto del suo appartamento è di 600 euro e per sua stessa ammissione il margine giornaliero di spesa di aggira intorno ai 20 euro. A breve le scadrà l'ultimo contratto a termine e la sua preoccupazione maggiore è di non riuscire a trovare un'occupazione alternativa che garantisca alla sua famiglia la sussistenza.

Daniele e Sabrina sono una coppia con un figlio a carico. Entrambi per un destino beffardo si sono ritrovati in cassa integrazione e con un muto da pagare sulle spalle. I loro discorsi e i loro pensieri sono costantemente rivolti alla mobilità, alla cassa integrazione, agli indennizzi di disoccupazione, elargiti per non oltre sei mesi, all'incubo della rata del mutuo da pagare, al tenore di vita precedente che non si vuole perdere. A una vita che prima c'era e poi improvvisamente non c'è più.

Uno studio condotto dall'Istituto Nazionale di Statistica dice che sono circa 2.809.000 i lavoratori con forme contrattuali precarie, a cui andrebbero sommati ulteriori 948.000 lavoratori provenienti da esperienze lavorative precarie terminate ed in cerca di nuova occupazione, per un totale di 3.757.000 lavoratori. Troppi. Quando si parla di lavoro non si parla soltanto di un'attività da svolgere per garantire la sopravvivenza di chi lo svolge. Si parla di un diritto sacrosanto e della vita stessa di una persona, della sua realizzazione, delle sue ambizioni, dei suoi sogni e dei sacrifici compiuti affinchè si realizzassero. Della sua dignità.

In una prospettiva buia come quella che stiamo attraversando oggi i consigli pratici che vengono dispensati sono di accontentarsi e di ringraziare addirittura per quel poco che si riesce ad avere. Un invito alla rassegnazione irragionevole e inconcepibile per una società civile come quella in cui viviamo. Il documentario di Calamari si conclude citando l'articolo 36 della Costituzione italiana che dovrebbe essere affisso in ogni ambiente lavorativo: "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi".

Mostra tutte le news




Valid HTML 4.0 Transitional Valid CSSchi siamo | tutto laborandi | i nostri partners |  feed rss | i siti amici | privacy policy | termini di utilizzo
© Copyright 2007-2012