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Visualizza articolo: Marche, congresso Cgil tra innovazione e sviluppo

Rassegna.it 24 Marzo 2010

I colpi della crisi economica, la forza delle buone pratiche e la spinta all’innovazione. Il decimo congresso della Cgil marchigiana parte dall’analisi degli ultimi mesi di cassa integrazione, mobilità e licenziamenti e si interroga sul futuro modello di sviluppo, con la consapevolezza della necessità di dare un nuovo slancio a industria e artigianato.

Ne discuteranno oggi e domani (24- 25 marzo) 310 delegati provenienti dalle cinque province della regione e riuniti al Palariviera di San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno. A dare il via ai lavori sarà la relazione introduttiva del segretario generale uscente Gianni Venturi, mentre le conclusioni saranno affidate alla segretaria confederale Nicoletta Rocchi.

Al centro del dibattito ci sarà soprattutto la riflessione sulle strategie per uscire dalla crisi in un sistema produttivo, come quello marchigiano, fatto di piccole e piccolissime imprese, concentrato nel settore manifatturiero e orientato alle esportazioni.

Secondo le previsioni messe a punto dall’Istituto di Ricerche Economiche e Sociali delle Marche, il 2010 sarà ancora un anno difficile per l’occupazione. Una ripresa della domanda di lavoro si avrà forse nel 2011, intanto però la regione è tra quelle che accusano i contraccolpi più pesanti.

Nel territorio di Pesaro Urbino quasi 4.100 lavoratori sono finiti in mobilità nel 2009. Nell’area di Ancona le ore complessive di cassa integrazione autorizzate lo scorso anno sono più che triplicate rispetto al 2008. A Fermo, provincia più artigiana d’Italia, l’incremento della cigo è stato quasi del 444%. Anche nel maceratese la crisi si è fatta sentire: i disoccupati iscritti ai centri per l’impiego sono passati da 8.753 nel 2008 a 11.709 nel 2009. Le imprese, dal canto loro, hanno scelto la strada della riduzione dei costi attraverso il ricorso alle delocalizzazioni, mentre è aumentato lo sfruttamento di manodopera in nero, soprattutto nel settore calzaturiero e pellettiero. Non si sono salvate neppure le grandi aziende, anche multinazionali, presenti nella provincia di Ascoli Piceno. Qui le domande di disoccupazione ordinaria secondo i dati Inps sono state 6.500.

Cifre che per il sindacato significano che il modello industriale va ripensato, spingendo con coraggio sull’innovazione e sul sapere. L’idea è quella di mettere in campo un’ipotesi di lavoro orientata verso le grandi reti pubbliche, urbane e d’impresa ma anche verso la sostenibilità ambientale e sociale per cogliere nella crisi – finora drammatica – l’opportunità di costruire un’occupazione di qualità. Per farlo la base di partenza possono essere le tante buone pratiche di concertazione e contrattazione - come piattaforme, accordi, protocolli d’intesa - che in questa Regione sono state messe in atto negli anni e nei mesi passati.

Anche di questo discuterà nei due giorni di San Benedetto del Tronto, punto di arrivo di 2.401 assemblee di base alle quali hanno partecipato 36.945 tra lavoratori e pensionati. Arriva così a conclusione il percorso congressuale delle categorie territoriali e regionali e di cinque Camere del lavoro. Un percorso caratterizzato dal confronto tra le due mozioni presentate per il XV Congresso nazionale del sindacato di Corso d’Italia. In questa Regione l’85,44% dei voti è andato al documento “I diritti e il lavoro oltre la crisi”, primo firmatario Guglielmo Epifani. “La Cgil che vogliamo”, primo firmatario Domenico Moccia, ha ottenuto invece il 14,56% dei consensi.

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