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Rassegna.it 16 Marzo 2010
Il segretario regionale degli "atipici", Antonio Cimino: “Eravamo la regione dei lavoratori forestali, siamo diventati il popolo dei call center”. Allarme laureati in fuga: “In 70mila se ne vanno e non hanno alcuna intenzione di tornare”
di Emma Berti
GIZZERIA LIDO (CATANZARO) - “Eravamo la regione dei lavoratori forestali, siamo diventati il popolo dei call center”. È questo il ritratto del mondo del lavoro regionale dipinto da Antonio Cimino, segretario generale del Nidil calabrese, durante la sua relazione al congresso della Cgil Calabria che si chiude oggi (16 marzo) presso l’Hotel Caposuvero. Popolo dei call center composto da 12mila giovani, continua Cimino, “che hanno conosciuto il lavoro per quello che è in Calabria: o nero o precario, e che hanno conosciuto il sindacato solo nel momento in cui sono stati licenziati. Motivo per cui la Cgil deve intercettare le nuove generazioni, disilluse e lontane dal mondo sindacale, vittime di una precarietà diffusa, sia salariale sia istituzionale”.
Precarietà che abbraccia tanti settori, non solo quello delle telecomunicazioni, ma anche la scuola (dove nell’ultimo anno sono stati licenziati 3.597 lavoratori a tempo determinato) e il comparto pubblico. Emblematica la storia degli Lsu (Lavoratori socialmente utili) dei Comuni e delle comunità montane, che costituiscono le fila del precariato storico nella regione. Come ha ricordato ieri Sergio Genco, segretario generale della Cgil calabrese, ne sono stati stabilizzati 6mila, “ma per dare garanzie a tutti quelli che sono ancora nel limbo del precariato non bastano le risorse regionali, serve un intervento del governo”.
Cimino ha ricordato infine che anche i giovani laureati “scappano” dalla Calabria: “In 70mila se ne vanno e non hanno alcuna intenzione di tornare. Si disperde così il vero capitale sociale, quello umano. Abbandonano una regione in cui - conclude il sindacalista - l’intero mercato del lavoro è in mano alla 'ndrangheta e in cui la crisi sta rendendo ancora più drammatico il panorama e più scarne le prospettive”.
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