|
Ticino News 17 Marzo 2010
All’ordine del giorno della seduta del Gran Consiglio di settimana prossima figura anche un’iniziativa parlamentare, presentata a nome del gruppo PPD, che chiede una modifica della Legge sull’innovazione economica. Il ragionamento su cui si fonda la richiesta è molto semplice: come nell’ambito delle prestazioni sociali (sussidi), anche nell’ambito dell’applicazione della legge sull’innovazione, è necessario essere certi che gli aiuti concessi siano veramente mirati e possano portare direttamente i benefici auspicati. È perciò di centrale importanza concedere aiuti prioritariamente ad aziende innovative che creano posti di lavoro interessanti sia dal profilo della formazione sia della retribuzione. Purtroppo oggi non è così. Attualmente vi sono infatti casi nei quali gli aiuti finanziari cantonali vengono versati anche a ditte che creano posti di lavoro con livelli salariali bassi e che necessitano quindi sostegno da parte dello Stato. Il Cantone aiuta quindi aziende che creano posti di lavoro per i quali, a seguito dei bassi livelli salariali, è poi chiamato ad intervenire con prestazioni integrative del reddito per permettere a questi lavoratori il sostentamento familiare.
Vi sono esempi di posti di lavoro, creati anche per il tramite dei citati aiuti, che costano alle casse del nostro Cantone ulteriori 15mila franchi l’anno sottoforma di assegni integrativi e sussidi vari. Questi non sono evidentemente esempi di uso razionale e efficace di denaro pubblico. Una modifica è dunque tanto necessaria quanto opportuna.
L’iniziativa del Gruppo PPD chiede quindi che gli aiuti siano versati unicamente a ditte rispettose dei contratti collettivi di lavoro o che versano dei salari sufficienti a un sostentamento dignitoso del lavoratore. Nel contempo questa proposta è una misura verso un graduale miglioramento dei livelli retributivi nel nostro Cantone che – come è noto – sono mediamente più bassi di circa il 20% rispetto al resto della Svizzera.
L’iniziativa invita pure a favorire con contributi mirati le ditte che creano posti di lavoro prioritariamente, a parità di formazione professionale, occupati da lavoratori residenti in Ticino. Una misura necessaria a tutela dell’occupazione indigena. L’analisi effettuata dalla Commissione della gestione – soprattutto su quest’ultima richiesta – ha evidenziato come ci siano degli ostacoli giuridici legati all’applicazione degli accordi bilaterali. Ciononostante la Commissione invita comunque il Gran Consiglio ad accogliere l’iniziativa, almeno per gli aspetti che non pongono problemi giuridici. Spero che il Parlamento segua questa indicazione e che si possa quindi in tempi brevi apportare le modifiche chieste nell’iniziativa. L’obiettivo è un miglioramento del nostro tessuto economico, così come una presa di coscienza e responsabilità da parte degli imprenditori nei confronti della tutela della manodopera indigena e di redditi dignitosi.
|