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Tiscali Notizie 08 Marzo 2010
Se la ricerca scientifica in Italia è in una condizione di precarietà, su cosa può fare affidamento una ricercatrice precaria? Michela Mannozzi, 37 anni, è un’esponente della categoria che lavora presso l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). È una di quelle donne agguerrite che hanno passato due mesi, insieme ai colleghi, sul tetto dell’istituto di ricerca riuscendo, al fine, a fare sedere il ministero dell’Ambiente al tavolo delle trattative. Una battaglia non vinta, visto che precari erano e precari sono rimasti, ma almeno avviata perché nessuno ha perso il posto.In qualità di rappresentante sindacale di base, Michela ha portato avanti la negoziazione con la ministra Stefania Prestigiacomo. Due donne allo stesso tavolo pure se da parti opposte. Ma è poi vero che il gentil sesso, anche da una posizione di potere, sa mostrare la famosa sensibilità femminile?
“Se c’è stata io non l’ho notata, ma forse dipende dal fatto che io vedevo in lei il ruolo di ministro. Lungi da me l’idea di definirla poco femminile anche se non ho percepito una particolare sensibilità. C’è stato un reciproco riconoscimento pur nelle rispettive posizioni. Certo in lei ho avvertito maggiore volontà di trattare, ha addolcito le posizioni più strumentali. Ma vai a capire se si trattasse di reale comprensione o di interesse politico data la vicinanza della scadenza elettorale.”Però la trattativa è andata bene.
“In realtà ciò che abbiamo ottenuto è esattamente quello che la legge già prevedeva, niente di più. La visione delle istituzioni era basata su alcune interpretazione persecutorie delle norme. L’idea era quella di eliminare il precariato eliminando il precario. La nostra vittoria è che nessuno è andato a casa ma quello del 4 gennaio è stato un tavolo politico, un preludio al lavoro più tecnico per il protocollo di intesa.”Come è stata la vita sul tetto?
“Di notte facevamo i turni per dormire fuori, gli altri stavano dentro. Una volta alla settimana si tornava a casa per il cambio d’abiti e per riordinarsi un poco. Per 90 giorni ho passato il 90% del mio tempo sul tetto e per il resto in giro per uffici a cercare contatti coi politici.”Lei aveva anche la responsabilità della rappresentanza sindacale.
“Prima non avevo mai avuto fiducia nei sindacati ma l’esperienza della rappresentanza di base mi ha fatto cambiare idea. E devo dire che in questa trattativa le donne hanno avuto un grande ruolo. Le principali menti e portavoce sono state donne. Eravamo le più competenti a livello sindacale, senza sminuire il ruolo dei colleghi.”Precarie sì, ma preparate.
"Non ci è mai mancato l’appoggio dei colleghi con contratti a tempo indeterminato. La sindacalista che ha portato avanti la vertenza insieme a me non è precaria e stava con noi sul tetto. La nostra non è stata solo una battaglia contro il precariato ma per la ricerca scientifica. Per questo oggi ci chiamano in giro per l’Italia per parlare della nostra esperienza e per dibattere della sopravvivenza della ricerca nel nostro Paese.”Una vertenza che ha fatto scuola.
“Siamo stati anche alla manifestazione del Popolo viola del 27 febbraio. Sul palco ho raccontato la nostra esperienza e devo dire che ho suscitato l’entusiasmo della piazza. Ho ricevuto anche qualche proposta di matrimonio.”C’è qualcuno che sposerebbe una ricercatrice precaria, nonché sindacalista, anziché una velina? Allora il mondo sta cambiando.
“Forse il fatto che noi donne siamo state abituate a lottare per autodeterminarci ha fatto sì che siamo state pronte alla lotta e fa sì che siamo chiamate come esempio in giro per l’Italia. Le donne sul tetto sono state vere protagoniste ma devo dire che gli uomini sono stati molto solidali, avevano bei gesti di protezione nei nostri confronti, vista quella vita disagiata. La mattina spazzavano e ripulivano senza bisogno che gli si chiedesse niente. Sul tetto si respirava un’atmosfera di assoluta parità e c’è stata una sorta di promiscuità progressista, un esempio di democrazia e rispetto fra i generi molto significativo.”Quindi a dispetto del disagio e della durezza della battaglia è stata una bella esperienza?
“È stata sicuramente un’esperienza formativa che non dimenticherò. Al di là del protocollo di intesa è stata una vittoria.”La ricerca scientifica in Italia è una Cenerentola, e le ricercatrici come se la cavano?
“Nel mio ambiente non si osservano differenze di genere e spesso le donne hanno ruoli dirigenziali, forse sono anche più agguerrite degli uomini. Certo è capitato, soprattutto da nuova arrivata, di subire battute ispirate ai soliti stereotipi. È stata necessaria forse un po’ più di grinta e determinazione, ma il terreno ce lo siamo guadagnato. Il mio è un istituto sul mare, spesso ci imbarchiamo e facciamo ricerca in mare aperto, con turni di notte di 13-14 ore di fila. A imbarcarsi sono indifferentemente uomini e donne.”Quindi in regime di pari opportunità si lavora meglio?
“L’equilibrio fra i sessi crea le migliori sinergie, l’ambiente più costruttivo e da un punto di vista lavorativo più stimolante. Nell’ambito della ricerca chi sa fa, ci vuole competenza, indipendentemente dal genere. Poi magari capita che, nostro malgrado, il rispetto delle competenze sia delegato più alla base che ai vertici.”Cioè ne sanno più i sottoposti dei capi? Il solito effetto delle nomine politiche, vecchio malcostume nazionale?
“Sì, spesso la base è più competente dei vertici.”E le donne che ricoprono queste posizioni come si comportano?
“Le aberrazioni dettate dal potere le subiscono anche le donne che in questo non sono differenti dagli uomini. Anzi forse l’ostracismo che mi è capitato di subire da parte femminile nell'ambiente lavorativo non l’ho sperimentato mai con gli uomini.”La famosa solidarietà femminile rimane un mito?
“Purtroppo ho sperimentato che spesso l’esigenza di dimostrare di essere più brave porta a mostrare anche di saper essere più cattive. Si tratta di una sorta di sindrome di inferiorità.”E la vita da precaria col microscopio com’è?
“Dura. Ho colleghe che sono andate in maternità e hanno perso il treno per il tempo indeterminato o per un rinnovo. La vita di tutti i giorni se una non è moglie e madre può ancora andare bene, ma se si vuole metter su famiglia diventa tutto difficile. Non c’è nessuna tutela e questo fa sì che i rapporti tra generi siano sovvertiti proprio a causa delle istituzioni che dovrebbero promuovere la parità. In questo trovo che la popolazione sia molto più avanti rispetto alle istituzioni.”Che otto marzo festeggiamo quindi?
“Da ragazza non ho mai sentito la necessità di celebrare questa giornata, poi riflettendo mi sono resa conto che si corre il rischio di perdersi degli aspetti belli della ricorrenza. L’ anniversario nasce da un evento con un significato che purtroppo si è perso in mezzo alle speculazioni commerciali. Trovo francamente mortificante il rito dell’uscita per sole donne magari con lo spettacolino maschile. Bisognerebbe ritrovare l’orgoglio di genere, di essere donna, di portare avanti una testimonianza.”E all’Ispra celebrerete in qualche modo?
“Credo che i colleghi ci porteranno le mimose, come ogni anno.”
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