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Visualizza articolo: I precari e le contraddizioni della Chiesa

Il Messaggero.it 21 Febbraio 2010

Egregio Direttore, mi chiamo Gabriele , ho quaranta anni e sono sposato. Le scrivo la presente per rendere pubblica l’ingiustizia di cui sono vittima da parte di un Ordine Religioso della Chiesa Cattolica.
A fine anno 2005, dopo diversi anni di lavoro in ambito bancario, ero intenzionato ad occuparmi di altro; presentai così il mio curriculum presso un istituto di Gagliano del Capo (Lecce), convenzionato con il servizio sanitario nazionale. Il rettore del centro, un sacerdote, dopo qualche mese mi propose di iniziare a lavorare con un contratto a progetto, con la promessa che comunque avrei lavorato lì per sempre; per questo motivo, sostenuto dalle sue promesse e rassicurazioni, decisi di lasciare definitivamente il precedente lavoro.

L’incarico affidatomi riguardava la mansione di responsabile del Controllo di Gestione. Senza dilungarmi troppo, di fatto, oltre al controllo di gestione, mi furono fatte svolgere una serie di mansioni a me non competenti. Il mio costo lordo per l’istituto, in questi due anni di lavoro , pur svolgendo le stesse ore di lavoro di un dipendente, è stato di appena la metà rispetto a quello di un lavoratore assunto con regolare contratto e che svolge la medesima mansione, contravvenendo così a quanto prevede la stessa Legge Biagi ed al richiamo dell’art. 36 Cost. che prevedono una retribuzione comunque non inferiore a quella di un dipendente assunto secondo il CCNL ( Contratto collettivo).

Sta di fatto comunque che il 31 dicembre 2007, inaspettatamente, il rettore mi comunicò che non avrei lavorato più lì. Improvvisamente mi sono ritrovato senza lavoro e senza sostegno economico, senza poter percepire nemmeno nessuna indennità di disoccupazione. Mi rivolsi così all’Ispettorato del Lavoro di Lecce, il quale dopo gli accertamenti di rito, stabilì definitivamente la natura fittizia del contratto a progetto. All’Ente “Morale” di cui fa parte il Centro, sono state comminate pesanti sanzioni pecuniarie , anche perché sono stato costretto a lavorare a nero per un limitato periodo di tempo.

La legge Biagi o legge 276/03 art.69 è chiara: la sanzione per l’uso illegittimo dei contratti a progetto comporta la conversione automatica del contratto a tempo indeterminato fin dal primo giorno di lavoro. L’Ente “Morale” non si è adeguato all’esito dell’Ispettorato del Lavoro, e nonostante i molteplici tentativi per vedere riconosciuti i miei diritti, constatando l’assoluta irremovibilità dell’Ente “ Morale”, sono stato costretto a depositare gli atti al Tribunale del Lavoro. La prima udienza si è tenuta il 13 gennaio 2010; ovviamente dovrò attendere tre o quattro anni per la sentenza.

Leggendo la memoria difensiva dell’Ente “Morale” sono rimasto sbigottito. Sono stato addirittura accusato di aver sottratto senza alcuna autorizzazione dagli altri uffici della struttura i documenti da me prodotti in sede di giudizio. Sono passati già più di due anni dall’ultimo giorno di lavoro, e ancora ne passeranno prima di arrivare alla sentenza. Mi chiedo come si possano tollerare simili comportamenti e abbandonare il lavoratore senza alcun sostegno; in questo momento trovare un altro lavoro è difficile, se non impossibile. Il ragionamento adottato è chiaro e ben definito, e il tempo che scorre è solo a sfavore di chi ha subito, tanto a soffrire è solo il lavoratore.

Al catechismo mi è stato insegnato che la vita di una Persona è Sacra. Lasciare una persona ingiustamente senza lavoro equivale ad ucciderla lentamente. E’ un lento stillicidio. A questo punto, da cattolico praticante , ma profondamente amareggiato, mi chiedo se i continui e reiterati appelli del Santo Padre Benedetto XVI e dei Vescovi per la difesa e la dignità del lavoro siano validi solo per gli Altri, e non per gli uomini di Chiesa.

Mi chiedo se ci siano due pesi e due misure, e se ancora gli uomini di Chiesa godano di particolari privilegi per cui sono esenti dai richiami anche del Pontefice e dal rispetto dei dieci comandamenti . Eppure dovrebbero essere loro stessi i primi a dare segni di evangelica esistenza. Nel mio caso già l’esito dell’Ispettorato del Lavoro sarebbe dovuto essere sufficiente per far capire all’Ordine Religioso che è stato ingiusto nei miei confronti. E’ proprio vero… i precari sono i nuovi schiavi del duemila, una generazione senza futuro !

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