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L’Arena 11 Febbraio 2010
ISTRUZIONE. Il sindaco interviene sull'agitazione delle insegnanti delle materne comunali. Oggi Consiglio straordinario. Tosi: «Il passaggio agli enti locali è obbligato. Solo un'ora in più al giorno, nessuna decurtazione di paga né smantellamento»
Verona. «Non c'è alcuna intenzione di smantellare le scuole materne, ma solo di applicare una norma nazionale cui non possiamo sottrarci». Il giorno dopo lo sciopero e la manifestazione davanti alla scalinata di Palazzo Barbieri delle insegnanti delle scuole materne comunali e alla vigilia della seduta straordinaria, in programma oggi alle 17, del Consiglio comunale sollecitata dal Pd, interviene il sindaco Flavio Tosi in persona.
La protesta delle maestre è rivolta contro la decisione del Comune di applicare nei loro confronti un nuovo contratto di lavoro: quello degli enti locali al posto di quello delle scuole statali, che a Verona vige da 53 anni. Secondo le maestre tale cambiamento significherà «stipendi e pensioni più basse» per loro e «servizi peggiori» per i bimbi. Il sindaco, però, sostiene che non sarà così e parla di «atto dovuto».
Secondo Tosi, innanzitutto, il cambio di contratto sana una una situazione anomala. «Solo in altre tre città oltre a Verona, e cioè Firenze, Bologna e Genova», afferma, «sopravvive un'applicazione differenziata del contratto delle scuole dell'infanzia e il passaggio alla normativa degli enti locali è obbligatorio per legge, se non lo facciamo saremmo responsabili di danno erariale».
Il sindaco assicura che non ci saranno ripercussioni negative, né in termini di retribuzione né di qualità del servizio. «Le ore lavorative frontali, cioè quelle a diretto contatto con i bambini, secondo contratto passeranno dalle attuali 25 a 30, un'ora in più al giorno come avviene in tutta Italia ad eccezione, ripeto, di Verona, Genova, Firenze e Bologna. Quanto al trattamento economico, che oggi è superiore rispetto agli altri colleghi, c'è la decisione della giunta di mantenerlo inalterato per senso di responsabilità nei loro confronti, anche se non saremmo tenuti a farlo. Non ci sarà quindi nessun depauperamento ma solo un aumento di orario, di cinque ore settimanali, in armonia con il panorama generale».
A sostegno della sua tesi il sindaco mostra una lettera al Comune di Verona dell'Aran, l'agenzia per la rappresentanza negoziale della pubblica amministrazione, protocollata lo scorso 30 dicembre. Ne legge un brano: «Si esclude che nell'ambito di una medesima amministrazione una parte del personale da essa dipendente possa essere assogettata a un contratto collettivo nazionale di lavoro diverso da quello stipulato dall'Aran». E commenta: «La normativa che riguarda il personale docente e amministrativo parla chiaro, nonnpossiamo applicare contratti diversi dal quello sottoscritto dall'Aran ma non ci sarà alcuna riduzione di stipendio». Secondo un calcolo sommario, alle casse comunali questa differenza costa circa 500mila euro l'anno. «Ma l'abbiamo già messa in conto, mentre se mantenessimo l'attuale orario», afferma, «la Corte dei Conti potrebbe condannarci a rifondere un danno erariale, per le mancate ore lavorative, di circa 1,5 milioni di euro».
Ma secondo i sindacati il nuovo contratto porterà «dequalificazione professionale» e «peggioramento della qualità del servizio». Pericoli che, a detta di Tosi, non esistono: «È pretestuoso parlare di riduzione del servizio per il fatto di dover assicurare un'ora in più al giorno a parità di personale, sono certo che per i bambini non cambia nulla».E.S,
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