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Visualizza articolo: Fondi pensione, meglio i rendimenti nel 2009

ROMA La Repubblica 26 Gennaio 2010

- Sulla base di informazioni provvisorie, il rendimento medio aggregato delle forme pensionistiche complementari nel 2009 è stato dell'8,5 per cento per i Fondi negoziali e dell'11 per cento per i Fondi aperti; per i PIP "nuovi" (Piani individuali pensionistici, i Fondi proposti dalle assicurazioni)il rendimento è stato del 16,5 per cento. Nello stesso periodo, il tasso di rivalutazione del TFR si è attestato al 2 per cento. Considerando peraltro il biennio 2008-2009, che include la fase acuta della crisi finanziaria, i rendimenti aggregati dei Fondi pensione negoziali sono positivi (poco meno del 2 per cento), anche se inferiori al tasso di rivalutazione del TFR; i Fondi pensione aperti e i PIP "nuovi", caratterizzati da un maggior contenuto azionario, sono invece rimasti negativi.

"Perché il recupero in termini di rendimenti dei fondi pensione, reso possibile dal miglioramento della situazione dei mercati finanziari determinatasi nel 2009, produca ripensamenti da parte di quei lavoratori che non hanno ancora aderito a forme pensionistiche complementari, deve diffondersi la consapevolezza che i risultati conseguiti dai fondi sono da valutare nel lungo periodo. Non hanno senso valutazioni basate su risultati annuali o comunque di breve periodo". Ad affermarlo il Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Previdenza Complementare (Covip), Antonio Finocchiaro, in occasione di una audizione alla Camera.

A fine dicembre 2009 gli iscritti a forme pensionistiche complementari ammontavano a oltre 5 milioni con un incremento, su base annua e al netto delle uscite, del 4,7 per cento, in rallentamento rispetto al 2008. Le adesioni risultano, per oltre il 70 per cento, relative a lavoratori dipendenti del settore privato: 3.750.000, circa il 27 per cento del totale degli occupati. I lavoratori autonomi iscritti assommano al 20 per cento degli occupati. Marginale è la quota di lavoratori pubblici.
La distribuzione degli aderenti per tipologie di Fondi conferma la preferenza per quelli negoziali, con oltre 2.000.000 di iscritti, anche se questi non aumentano rispetto all'anno precedente; crescono di quasi 200.000 unità gli iscritti ai PIP "nuovi", che raggiungono, nel complesso, quasi 900.000 adesioni; si attestano a 820.000 unità gli iscritti ai Fondi pensione aperti. La differenza rispetto al totale è costituita da aderenti a forme pensionistiche preesistenti la riforma del 2005 e a PIP "vecchi".

L'adesione alla previdenza complementare è stata maggiore fra quei lavoratori che, beneficiando di retribuzioni migliori e di sentieri occupazionali più stabili, al momento del pensionamento godranno di prestazioni di base più elevate. Con una qualche generalizzazione, si potrebbe affermare che la previdenza complementare risulta maggiormente diffusa tra coloro che ne hanno un bisogno meno stringente. Fra qualche anno, avvicinandosi alla pensione, milioni di lavoratori, in particolare quelli con sistema pensionistico misto o contributivo, si renderanno conto della disparità di trattamento rispetto a chi smette di lavorare oggi, ha osservato Finocchiaro. Al riguardo - ha suggerito - è auspicabile una campagna informativa istituzionale, da preparare in tempi congrui con gli obiettivi da raggiungere, che accresca nell'opinione pubblica la cognizione che le sole prestazioni pensionistiche di base, in assenza della previdenza complementare, saranno sempre meno in grado di garantire, soprattutto alle giovani generazioni, un livello di vita adeguato all'età anziana.

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